buongiorno_mondo by mondoglitter.it

Evanescence - Sweet Sacrifice

Evanescence - Lithium

Visualizzazione post con etichetta angeli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta angeli. Mostra tutti i post

giovedì 19 aprile 2007

Angeli nel cinema


Al cinema gli angeli sono stati per la maggior parte delle volte rappresentati nel contesto di commedie leggere: la più celebre di queste pellicole è indubbiamente il film La vita è meravigliosa (1946) Frank Capra. Narra la vicenda di un angelo di "seconda classe" che, per guadagnarsi le ali e la qualifica di di "prima classe", deve scendere sulla Terra e compiere un’azione degna di nota.
Ma il cinema si è occupato degli angeli sin dai primi tempi del sonoro, come dimostra per esempio la pellicola La leggenda di Liliom (1934) di Fritz Lang, che ha avuto anche uno spettacolare rifacimento americano nel 1956 sotto forma di musical con il titolo Carousel (regia di Herny King). E per restare nell’ambito dei film musicali, ricordiamo che altre pellicole dove appaiono gli angeli sono Jolanda e il re della samba (1945), Due cuori in cielo (1942) e Uno straniero tra gli angeli (1955), tutti e tre diretti da Vincent Minnelli; l’ultimo di questi tre film, tra l’altro, è il rifacimento di una fortunata produzione precedente, Kismet, firmata dalla coppia Dillon-Dieterle. Altri film - quasi tutti di produzione americana - imperniati sugli angeli in Terra sono Un angelo è sceso a Brooklyn (1945) di Leslie Goodwins, L’infernale avventura (1946) di Archie Mayo (rifatto poi nel 1980 come Angel on my shoulder da John Berry), The angel who pawned her harp (1956) di Alan Bromly, Angels in the outfield (1951) di Clarence Brown, Heaven only knows (1947), The heavenly kid (1985), Bellezze in cielo (1947) di Alexander Hall, The angel Levine (1970) di Jan Kadar e Al di là del domani (1940) di Edward Sutherland con Richard Carlson. Italiani sono invece i film Miracolo a Milano (9151) di Vittorio de Sica e L’angelo custode (1968) di Giuliano Tomei, mentre in Inghilterra è stato realizzato nel 1946 La scala del paradiso, poetica e commovente fiaba sui piloti dell’ultima guerra girata dalla coppia Powell-Pressburger. Dalla Francia ci giunge invece nel 1967 il film Angelica ragazza jet (per la regia di Geza Radvanyl), nel quale l’angelo che aiuta Jean Paul Belmondo è interpretato dalla bellissima attrice austriaca Romy Schneider.
Tra le piccole più riuscite su questo argomento è poi L’inafferrabile signor Jordan del 1941 (ridistribuito nel nostro Paese anche con il titolo di Mille cadaveri per mister Joe), del quale nel 1978 l’attore Warren Beatty ha realizzato un fortunato rifacimento chiamato Il paradiso può attendere. Molto poetico è anche Joe il pilota del 1943, nel quale Spencer Tracy è un pilota americano che, dopo morto, ritorna come angelo sulla Terra per aiutare la propria fidanzata: di questo commovente film ha effettuato di recente un rifacimento Steven Spielberg intitolandolo Always e affidando la parte dell’emissario celeste all’attrice Audrey Hepburn. In tempi ancora più recenti, Whitney Houston è stata la protagonista del remake di La moglie del vescovo (1947) e John Travolta è invece l’angelo grasso, sporco e trasandato di Michael (1996), privo però dello spirito e della grazia di precedenti pellicole simili, quali Il suo angelo custode (1955) di Alexander Hall.
Un altro angelo che ha affascinato tutto il mondo è quello protagonista della pellicola Il cielo sopra Berlino del regista tedesco Wim Wenders seguito da Così lontano così vicino, dello stesso regista: egli deve agli angeli, in fatto di popolarità, almeno quanto loro devono a lui. E’ stato dopo i suoi due celebratissimi film, usciti ad alcuni anni di distanza l’uno dall’altro ed entrambi incentrati sul rapporto fra gli esseri umani e gli angeli che, da regista di culto, Wenders è diventato noto anche al grande pubblico. Dal canto loro, i messaggeri celesti sono potuti "rientrare" nell’immaginario collettivo, creando un fenomeno che non ha precedenti almeno negli ultimi 300 anni. Ricorda Wenders:
Nell’estate del 1986 decisi di girare un film a Berlino. E iniziai a pensare a quale personaggio avrebbe potuto guidarmi attraverso la mia città, la vera protagonista della storia. Mi serviva qualcuno che potesse portarmi ovunque, in ogni angolo, per mostrarmi tutte le sue facce. Ricordo che vagando per le strade, in quei giorni, mi imbattei in una miriade di figure angeliche. A cominciare dalla grandiosa statua dell’Angelo della Vittoria che svetta sulla colonna in mezzo al giardino zoologico, per finire agli angeli raffigurati sulle facciate di alcune case. Ne trovai tantissimi. Erano una forte presenza. Così mi resi conto che forse era proprio quello il personaggio che cercavo. Un mondo che però non mi apparteneva. Non era da me pensare a cose del genere. Solo quando scrissi la storia e la feci leggere a Peter Handke (il grande scrittore che ha sceneggiato "Il Cielo sopra Berlino") mi accorsi che non si stupì affatto. Quasi che se lo aspettasse. L’angelo per me era soprattutto una metafora, cioè il meglio di noi stessi. Quella parte con la quale a volte riusciamo ad avere un contatto, ma che più spesso ci sfugge. Mi convinsi che ognuno ha un angelo dentro di sé e lo illustrai in una storia poetica. Dopo essermene occupato per anni, mi sono sentito sempre più vicino a questi esseri. Ora li prendo sul serio. Ho imparato a guardarli in senso più religioso, ci credo e li intendo realmente come intermediari tra Dio e gli uomini. Inoltre l’argomento stava altrettanto a cuore al pittore che ha influenzato i miei primi studi d’arte, Paul Klee. Valeva la pena di approfondirlo... I miei film sono soprattutto basati sul modo in cui gli angeli guardano il mondo. Volevo tradurre il loro sguardo, la loro visione delle cose, in termini a noi comprensibili. All’inizio pensai di utilizzare l’alta tecnologia, le riprese d’effetto, ma poi compresi che la chiave stava nel trovare un diverso atteggiamento, più affettuoso verso la realtà. Gli angeli sono più vicini di quanto pensiamo. Ma percepirli è un’altra cosa. Credo che sia davvero una questione di fede, di atteggiamento personale. Oggi la gente è convinta di poter credere soltanto in ciò che vede. Viviamo in una strana epoca in cui siamo circondati quasi esclusivamente da cose create da noi. Tutte immagini di seconda mano, riproduzioni della realtà. Nel mio secondo film l’angelo Cassiel dice: "Gli uomini credono di avere conquistato il mondo. Ma è il mondo che ha conquistato loro". Molti, troppi di noi, hanno dimenticato l’atteggiamento di umiltà rispetto alla creazione. Se si pensa davvero che sia l’uomo l’unico creatore, non rimane molto spazio per alcun tipo di speranza. Né la scienza o la filosofia hanno mai saputo spiegare la vera ragione dell’esistenza. Niente e nessuno c’è riuscito fino ad ora... Un altro aspetto degli angeli che contiene un messaggio fondamentale è il loro rapporto col tempo. Non ne sono certo ossessionati come noi. Per questo non possiamo comprendere neppure lontanamente la dimensione in cui vivono. L’eternità rende ridicoli i nostri affanni di uomini, perciò gli angeli non possono che sorridere nel vedere quanto ci sentiamo importanti.
Ispirato dagli angeli di Wenders (angeli che avvertono attrazione e curiosità verso il mondo terreno fino al punto di rinunciare alla propria condizione e alle "ali"), il regista Brad Silberling ha realizzato il film La città degli angeli (1998). Nicholas Cage interpreta Seth, un angelo che deve decidere se rinunciare alla sua immortalità e diventare uomo nell’eventualità di riuscire a conquistare la donna dei suoi sogni. Questa donna è Maggie (Meg Ryan), di professione chirurgo cardiaco, molto pragmatica e che non crede agli angeli... finché non incontra Seth.
Un angelo particolare è quello interpretato da Brad Pitt nel fim Vi presento Joe Black (1998, remake di una pellicola del 1943) di Martin Brest. William Parrish (interpretato da Anthony Hopkins) è un uomo che ha avuto tutto dalla vita: successo, ricchezza e potere. A pochi giorni dal suo 60° compleanno riceve una visita da un tanto misterioso quanto affascinante personaggio, Joe Black (Brad Pitt) che non tarda a rivelare la propria identità: è l’angelo della morte. William fa un patto con Joe: fargli assaporare il gusto della sua vita lussuosa in cambio di un po’ più di tempo per viverla...
Infine vogliamo ricordare uno spettacolare film del 1999 con Robin Williams, per la regia di Vincent Ward: Al di là dei sogni. Narra dell’amore infinito che unisce Chris (Robin Williams) e sua moglie, la pittrice Annie (Annabella Sciorra). Chris muore in un incidente e raggiunge un paradiso che la sua fantasia ha ambientato in uno dei meravigliosi dipinti di Annie. Chris, non potendo immaginare di vivere senza sua moglie, per raggiungerla si avventura in un fantasmagorico e coloratissimo viaggio guidato da un "angelo" molto particolare (Cuba Gooding Jr.). Una frase del film recita: "Per quelli che credono nell’amore eterno, nessuna spiegazione è necessaria; per quelli che non ci credono, nessuna spiegazione è possibile".

Angeli... Sognare...


"Lo spirito liberato"


Ippocrate diceva che, mentre il corpo dorme, l’anima è in grado di recarsi in tutti i luoghi dove il corpo potrebbe andare da sveglio. Il nostro spirito, durante la veglia, è chiuso nel corpo come in una prigione. Trattenuto e costretto entro i limiti di una logica tradizionale finisce per aderire alla realtà documentabile della mente, ma si arresta davanti all’inconoscibile.Già prima di Freud gli antichi sapevano che, durante il riposo del corpo, lo spirito, liberato da qualsiasi legame materiale, era in grado di comunicare con il mondo soprannaturale. Attraverso la porta del sonno si riflettono, come in uno specchio, gli accadimenti futuri, prendendo forma di immagini oniriche. Queste visioni, che si presentano spesso senza alcuna concatenazione logica tra di loro (o per lo meno la mente razionale non l’afferra), nel sogno acquistano una logica sbalorditiva, quasi esistesse una ragione del sogno. Fin dai tempi più remoti si è tentato di fornire una spiegazione di questi fenomeni, creando una scienza detta comunemente “oniromanzia” (divinazione, -manzia; attraverso i sogni, oniro-).Apparentemente le interpretazioni degli antichi (per esempio, Artemidoro) sembrerebbero divergere da quelle moderne di Freud. Quelli credevano alla possibilità di una rivelazione del futuro, quest’ultimo all’individuazione di pulsioni inferiori rifiutate dalla coscienza. In realtà, il distacco è meno evidente.Il sogno, per Artemidoro, “dice il vero”. Ma anche per Freud è così: non è un futuro obbiettivo ma è pur sempre una realtà permanente e soggettiva. E poi, il sogno rivelerebbe la capacità di captare lievi segni premonitori, che sfuggono all’osservazione dell’individuo sveglio. In un certo senso, anche per Freud i sogni fornirebbero una specie di “pronostico”. E scrive: “Ho dovuto rendermi conto che si tratta, anche qui, di uno dei quei casi non rari, in cui un’antichissima credenza popolare, tenacemente conservatasi, sembra essersi avvicinata alla verità delle cose più del giudizio della scienza che vive attualmente”.Inoltre, anche l’accentuazione degli elementi egoistici (per la psicanalisi, il ritorno al narcisismo della prima infanzia) è già presente in Artemidoro: egli condanna la realizzazione dei “desideri irragionevoli”, frutto appunto di “atteggiamenti grossolani” e di egoismo. Così scrive nel II secolo d.c.:“Voi crederete che l’universale ragione dei sogni allegorici sia facilmente individuabile con una semplice interpretazione. E’ questo un gravissimo errore. Sappiate che molto spesso, per aver presto alla lettera un sogno, taluno dovette subire in seguito fatti diametralmente opposti agli attesi, con grave suo disappunto e imbarazzo”. E aggiunge:“Tanto per chi fa il sogno quanto per chi lo interpreta è vantaggioso, anzi non solo vantaggioso ma necessario, che l’interprete conosca chi è il soggetto sognante, sappia cosa fa, qual è la sua origine e quali le sue possibilità economiche, come sta di salute e quanti anni ha. E occorre pure investigare accuratamente il contenuto stesso del sogno”.Con Artemidoro e Freud, non possiamo non ricordare Jung: la sua concezione dell’Inconscio Collettivo come Oceano di energie psichiche è molto vicina a quella che gli Ermetici chiamano la Regione degli Archetipi, in cui risiedono le idee della Vita e delle Forme. Nella sua opera troviamo la fusione tra Scienza e Spiritualità; in sintesi, Jung sostiene che l’Inconscio, attraverso il sogno, è capace di indicare una direzione verso la realizzazione di un obiettivo e di rivelare il valore di un’idea positiva di portata vitale con forza ben superiore ai corrispondenti abbozzi del Conscio.


La Sincronicità
Con l’accenno a Jung possiamo introdurre il concetto di Sincronicità: un concetto fatto “proprio” da diversi movimenti di pensiero, tra i quali la New Age. Come nacque e cos’è dunque la Sincronicità? Jung era deciso a scoprire il meccanismo degli eventi paranormali e il loro rapporto con la psiche ed era convinto che esistesse un piano di realtà ancora sfuggente, ma la cui comprensione ci avrebbe aiutati a capire meglio noi stessi. Partendo da questa base, lo psichiatra osservò, sulla scia di precedenti studiosi, che spesso le cosiddette coincidenze rivelavano una loro ragion d’essere, come se gli accadimenti si accordassero in modo sensato. Jung definì significative tali coincidenze e chiamò il fenomeno Sincronicità, termine che indica la tendenza dei fatti fisici (esterni) e psichici (come sogni, sensazioni, stati d’animo) ad accadere simultaneamente. In altre parole, la Sincronicità spiegherebbe il verificarsi di eventi privi apparentemente di causa ma armonici tra loro.Un celebre esempio chiarificatore possiamo trarlo dalla stessa opera che nel ’52 lo studioso dedicò all’argomento. Racconta Jung che, mentre una sua paziente gli stava narrando d’aver sognato uno scarabeo d’oro, dalla finestra cercò di entrare nello studio un insetto scarabeide: una circostanza che sembrava rimarcare l’evento interno di cui stava parlando (il sogno), rafforzandone il significato.


La difficoltà dell'interpretazione
Il sogno è l’esperienza più soggettiva e irripetibile che esista: comunemente si crede che nessuno possa assistere al sogno di un altro né ripetere i propri. Inoltre il sogno è trasmissibile soltanto attraverso la mediazione delle parole che usiamo per raccontarlo. L’interpretazione cerca poi di stabilire un nesso tra le immagini oniriche e la realtà diurna: poiché i due mondi hanno una dimensione e una struttura del tutto diverse e seguono leggi antitetiche e contraddittorie, il tentativo di equipararle risulta arduo.L’interpretazione, anche se accorda il massimo spazio all’individualità del sognante, si base su delle concezioni generali che ne condizionano il responso.All’epoca di Artemidoro si chiedeva ai sogni di predire il futuro, oggi li si interroga per scrutare i segreti del passato e dell’inconscio. In realtà, si parla della medesima cosa. Agostino diceva che “non esistono propriamente parlando tre tempi, il passato, il presente e il futuro, bensì soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro”.


I simboli nei sogni
Affermare che “il simbolo è un qualcosa che sta al posto di qualcos’altro” può apparire di scarsa utilità alla comprensione ma, in realtà, il simbolo è esattamente e compiutamente definibile in quel modo. Pierre Emmanuel rappresenta con una metafora questo concetto: “analizzare intellettualmente un simbolo significa pelare una cipolla per trovare la cipolla. Non si può apprendere un simbolo per riduzione progressiva di ciò che non gli appartiene; esso esiste solo in virtù del contenuto sfuggente che gli è proprio. La conoscenza simbolica è una e indivisibile, può avvenire soltanto attraverso l’intuizione di quell’altro termine che essa significa e nasconde allo stesso tempo”.Per interpretare il sogno è dunque essenziale comprenderlo e comprendere i simboli in esso contenuti. In altre parole, dobbiamo trovare un punto di contatto tra la forma che il pensiero assume nel sogno e quella che esso ha nello stato di veglia. Le immagini che il nostro io notturno produce, per quanto incongruenti e bizzarre, provengono dalla medesima mente che di giorno segue tutt’altri meccanismi. Questo punto di contatto, non potendo collocarsi nella realtà, va cercato nella trasposizione simbolica, che non determina ma sollecita, suggerisce, evoca.


Ricordare e comprendere il sogno
Al risveglio è necessario esaminare ciò che si è visto in sogno, cercando di ricordare con esattezza l’ordine in cui il sogno si è svolto e di fissare nella memoria le visioni e gli oggetti che si sono visti. I particolari sono molto importanti e può essere utile riportare le varie impressioni su di un foglio di carta. Può accadere che nell’arco della giornata riaffiorino dei ricordi, ma più spesso, col trascorrere del tempo, la nostra parte cosciente interviene a modificare il sogno, togliendo o aggiungendo particolari. E’ evidente dunque l’importanza di fissare immediatamente dopo il risveglio lo svolgimento del sogno, magari prolungando di qualche istante il momento del dormiveglia per permettere il riaffiorare naturale e spontaneo delle impressioni e delle sensazioni, nonché dello stato d’animo col quale è stata vissuta l’esperienza del sogno.Importante è anche comprendere se il sogno è affettivo o intuitivo.I sogni affettivi sono quelli che derivano da sensazioni esteriori, dipendono cioè da sensazioni fisiche (caldo, freddo; rabbia; digestione; stanchezza; felicità, odio, amore; ecc.). Sono i sogni che si formano nelle prime ore di sonno, quelli che ancora risentono l’influenza delle persone o delle cose del giorno precedente.I sogni intuitivi (che potremmo paragonare ai sogni della fase REM) sono invece quelli che derivano da sensazioni interiori, dipendono cioè da sensazioni mentali, che il soggetto scopre dentro di sé. Sono i sogni che si formano nel cuore della notte e nelle prime ore del mattino, quelli che sono sicuramente i più attendibili. Solamente a questo tipo di sogni si dovrebbe attribuire un significato divinatorio.Inoltre è pensiero comune che i sogni debbano essere interpretati in senso opposto al loro significato. Questo è vero solo in casi particolari casi. In genere, è meglio seguire la legge dell’analogia, per la quale si devono individuare i rapporti tra i significati.


La consapevolezza nel sogno
Hervey de Saint-Denys
(nato a Parigi nel 1822) iniziò a occuparsi dei sogni fin da tredicenne, dedicandosi per anni e con eccezionale costanza all’autosperimentazione e all’analisi critica dei meccanismi onirici. Risultato dell’indagine furono 22 diari con la descrizione e i disegni a colori di suoi sogni relativi a 1946 notti, con una serie di commenti di tale spessore da indurlo infine a ricavarne un saggio, poi pubblicato nel 1867. La parte più interessante dell’opera è laddove l’autore rende noti gli esercizi mediante i quali, in virtù di una pratica quotidiana e ininterrotta, arrivò a prendere coscienza in sogno di star sognando, riuscendo così a manipolare le scene oniriche. Un traguardo che nelle sue sperimentazioni di ragazzino raggiunse in breve tempo, come egli stesso racconta:“Il primo sogno in cui dormendo ho avuto la sensazione precisa della mia situazione reale si situa nel mio diario alla 207° notte; il secondo alla 214°. Sei mesi dopo lo stesso fenomeno si ripresentava in media due volte ogni cinque notti. In capo a un anno tre volte su quattro. Dopo quindici mesi si manifestava pressoché quotidianamente”.Come ottenere un simile risultato? In sintesi, tre sono le condizioni per padroneggiare le illusioni del sonno:1.essere consapevoli durante il sonno che si è addormentati, abitudine che si acquisisce abbastanza in fretta semplicemente tenendo un diario dei propri sogni;2. associare certi ricordi all’evocazione di certe percezioni sensoriali, di modo che il ripresentarsi di tali sensazioni introduca nei sogni le idee-immagini che abbiamo messo in relazione con esse;3. poiché le idee-immagini contribuiscono a formare le scene dei nostri sogni, utilizzare la volontà per guidarne l’evoluzione, nel senso dell’applicazione del principio “pensare una cosa significa sognarla”.


L'Angelo, il sogno, la Cabala
Sul tema dell’angelo e il sogno riportiamo un interessante approfondimento di Harold Bloom, tratto dal suo libro “Visioni profetiche”.
Nella cittadina di Safed, nella Palestina settentrionale, la cabala conobbe uno straordinario sviluppo per tutto il XV secolo. Le figure di maggior rilievo furono Mosè Cordovero e il suo allievo Isaac Luria, senza dubbio il pensatore più originale mai apparso tra i cabalisti. Dopo Cordovero e Luria, il mistico più rinomato della scuola di Safed fu Joseph Caro, il cui impegno si rivolse principalmente alla codificazione del rituale rabbinico. L’orientamento mistico di Caro si manifestò soprattutto nella lunga frequentazione con la voce angelica, o maggid, che fungeva da sé alternativo e che gli suggerì un diario mistico. Scritto nell’aramaico dello Zohar, questo capolavoro della cabala si è conservato solo in frammenti ed è un documento sorprendente: il maggid di Caro è forse il fenomeno cabalistico più imprevedibile, essendo un angelo fatto uomo. Fino a quel momento la cabala, come il pensiero ebraico precedente, conosce angeli creati dalla parola di Dio semplicemente per adempiere una minima, specifica mansione, pratica o celebrativa, dopo di che escono di scena. Ma ora si affaccia una nuova concezione, definita così da un discepolo di Luria, Hayyim Vital:
“E’ impossibile che tutto ciò che proviene dalla bocca dell’uomo sia vano, e non c’è nulla che sia del tutto inutile (…) giacché ogni parola pronunciata crea un angelo. (…) Di conseguenza, quando un uomo conduce una vita santa e giusta, studia la Legge, e prega con devozione, allora dai suoni che lui emette si creano angeli e spiriti virtuosi (…) e questi angeli sono il mistero dei maggidim, e ogni cosa (per esempio qualità e dignità di questi maggidim) dipende dalla misura di opere buone compiute.Ci sono maggidim che in qualche misura ingannano, perché nonostante siano santi e le loro radici affondino nella santità, pure l’imperfezione dell’azione umana che ha dato loro la vita ha fatto in modo che risultassero imperfetti. Tutto dipende dalla qualità dell’azione umana”.Questi angeli tardi della scuola cabalistica di Safed sono fascinosamente instancabili, in maniera conforme ai regni onirici che controllano. Gli angeli narratori danno in sogno risposte a interrogativi e irrompono nella dimensione della veglia solo quando parlano per bocca del profeta, indipendentemente dalla sua volontà. I grandi rabbini di Safed sottoponevano a vaglio intellettuale ogni maggid per stabilirne l’affidabilità e la veracità. Tuttavia, nonostante queste cautele, l’angelo narratore resta l’innovazione più sconvolgente dell’intera storia dell’angelologia. Ci stiamo muovendo verso fenomeni diversi solo per grado, non per natura, che culmineranno nella creazione del golem attribuito al rabbino cabalista di Praga Judah Low ben Bezalel. Il principio implicito è indubbiamente lo stesso, e non si può non restare stupiti di fronte all’audacia dei grandi cabalisti di Safed che rischiarono di incorrere nel peccato di sottrarre a Dio il merito della Creazione. Forse quell’azzardo spiega sia l’associazione originale da loro istituita dell’angelo narratore con il regno dell’angelo Metatron, sia la misteriosa sostituzione di Enoch al posto del profeta Elia come umano trasformato in “piccolo Jahvè”, Metatron.Essendo le parole della Torah parole di Dio, la rivelazione scioccante che gli angeli nascessero dalle sue parole poteva in qualche misura risultarne attenuata, salvo il fatto che i cabalisti leggono non solo le parole ma anche le lettere, nonché gli spazi tra le lettere e le parole, e le interpretazioni di questi vuoti generano anch’essi degli angeli. Angeli su angeli, angeli per ogni dove affollavano l’atmosfera di Safed nel Cinquecento, e i più ragguardevoli, come il maggid di Caro, facevano “formidabili promesse” in qualità di interpreti di sogni profetizzando il futuro personale. Ma il Talmud sostiene che un sogno è solo la sessantesima parte di una profezia, sicché è da presumere che anche i più santi degli angeli narratori che controllano il regno dei sogni possano sbagliarsi sul futuro. Inoltre, un angelo-interprete dei sogni la cui capacità di raggiro dipende dal grado relativo di virtù del suo creatore umano è una rappresentazione notevole della natura equivoca dei sogni, e dei pericoli insiti nelle previsioni fatte per il loro tramite. Già prima, col Talmud babilonese, l’interpretazione della natura dei sogni contrapponeva due teorie: i sogni sarebbero una concezione degli angeli oppure sarebbero attribuiti a spiriti maligni. Ma nello stesso testo, il trattato Berakhot, si riporta una storia in cui rabbi Banna’ah presenta un suo sogno a due dozzine di diversi interpreti. “Ognuno diede una versione differente, e tutte le loro interpretazioni si dimostrarono vere. (…) Tutti i sogni vanno dietro la bocca”.


Nel mondo degli esseri umanisono esistiti prima i sogni o la realtà materiale?
Una cosa è certa: il periodo in cui l’uomo si turbava meno per i suoi sogni fu quello compreso tra il Rinascimento e la scoperta dell’Inconscio e della Psicoanalisi. In tale epoca il Mondo uscì dal Medio Evo; il cordone ombelicale che univa l’uomo fisico alla trascendenza fu reciso e il Genere Umano si lanciò alla conquista del benessere materiale.In questa cavalcata frenetica verso il progresso, l’Umanità ha dimenticato i suoi sogni, li ha considerati come qualcosa di trascurabile, senza importanza, qualcosa che c’era, come il Cielo stellato, che faceva parte del paesaggio ed era così inutile da non preoccuparsene affatto. Poi è arrivato Freud a dirci che i sogni sono un “sottoprodotto” della vita quotidiana, una specie di residuo degli atti mancati della giornata. Poco prima che Freud desse un’interpretazione meccanicistica e materialistica dei sogni, Marx aveva spiegato che il pensiero viene generato dalla realtà materiale e dipende dal fatto che lo stomaco sia più o meno pieno.Il Sapere Antico, che costituisce l’aspetto Esoterico delle religioni, si rivolge alla Ragione, non alla Fede, e spiega come è costruito e funziona l’Universo. Secondo le Scienze Ermetiche, il Mondo dei Sogni rientra in un vasto continente, nel quale l’uomo ha vissuto prima di trovarsi imprigionato nella realtà fisica. Le diverse Tradizioni Esoteriche utilizzano termini differenti per designare questo continente: alcune lo chiamano Mondo Astrale, altre Mondo del Desiderio, Primo Cielo o, secondo la Cabala, Mondo delle Creazioni. Tutte però concordano sul fatto che l’uomo sia passato attraverso tale Mondo nel suo pellegrinaggio verso la Terra, verso lo Spazio Fisico in cui vive ora.In questo percorso di discesa verso il terreno delle esperienze fisiche, l’uomo, senza essere consapevole di se stesso, si è gradualmente allontanato sempre più dalla propria realtà spirituale, fino a non avere alcuna relazione con essa. E’ così che si è sentito libero e unico. Il momento di presa di coscienza del proprio essere individuale viene descritto dalla Bibbia nel racconto di Adamo ed Eva.A partire da un’esistenza spirituale, l’essere umano, spirito vergine dotato di tutte le potenzialità ma non della consapevolezza di sé, è progredito nella conoscenza del mondo materiale (il suo vero terreno d’evoluzione) e, mentre prendeva progressivamente coscienza delle realtà materiali, perdeva quella della propria realtà spirituale.Attualmente l’esigenza più urgente per l’uomo è quella di riallacciare il legame con quest’ultima dimensione, perché dobbiamo sapere che tanto la consapevolezza del proprio Sé materiale, quanto il riavvicinamento al proprio Sé divino (una volta acquisita la Conoscenza individuale frutto delle nostre esperienze) fanno parte del programma prestabilito dalle Gerarchie Creatrici (il Creatore e i suoi Angeli e Arcangeli). (…)Per millenni, le donne e gli uomini hanno vissuto senza avere una piena consapevolezza della propria esistenza materiale. In tale stato erano manipolati dalle Onde di Vita Superiori (come noi manipoliamo le Onde di Vita Inferiori: animali, vegetali e minerali).Adamo ed Eva rappresentano l’Umanità primitiva nel momento in cui essa abbandona la Vita nel Mondo dei Sogni, o Astrale, per aprire finalmente gli occhi su quello Materiale che la circonda.Il pellegrinaggio verso l’autocoscienza individuale non si è svolto in modo brutale e repentino, ma progressivo. Per un periodo molto lungo l’uomo è rimasto legato al Mondo che aveva appena lasciato, dove non aveva un rango più elevato degli attuali animali domestici e dove i Signori erano degli Esseri Superiori, più vecchi, con maggiore esperienza, che avevano già sviluppato le proprie Coscienze Creatrici: gli Angeli e gli Arcangeli. Essi furono i nostri Precettori, i nostri Consiglieri, i nostri Istruttori e, nella prima fase della nostra evoluzione (all’inizio delle nostre esperienze materiali), ci informarono sul miglior modo di agire.Per ottenere i loro preziosi consigli l’uomo doveva ritornare nel Mondo Astrale che aveva appena lasciato, e ciò poteva accadere solo di notte, mentre il corpo fisico dormiva, poiché, durante il sonno, il corpo Astrale, o Emotivo, ritorna al Mondo Astrale (o delle Emozioni). Là l’uomo poteva dialogare con gli Esseri Superiori, i veri Maestri, gli Angeli Custodi.La storia del serpente che parla a Eva per consigliarle di mangiare il frutto dell’Albero del Bene e del Male può essere interpretata come un sogno. Questo è stato il primo sogno, il sogno primordiale, e ha assestato la sferzata che ha gettato l’Umanità fuori dal paradiso psichico in cui si trovava, perché fosse lanciata nel torrente delle esperienze.Se il serpente e la mela sono stati protagonisti del primo sogno, oggetto del secondo sono gli Angeli che, armati di spade di fuoco, cacciano dal paradiso psichico l’Umanità, caduta nel Mondo Fisico.Il terzo sogno fondamentale è quello di Caino e Abele. Se consultiamo l’Alfabeto Ebraico per scoprire il significato dei loro nomi, vediamo che “Caino” significa “uomo che segue le proprie ispirazioni”, mentre “Abele” vuol dire “essere che obbedisce alla Legge”. Il conflitto tra i due fratelli – il minore (amato da Dio) e il primogenito (defraudato dei suoi diritti) – ci accompagnerà per tutta la Bibbia. Lo rivivremo con Esaù e Giacobbe, con Ismaele e Isacco, con Giuseppe e i suoi fratelli…I fratelli nemici simboleggiano due tendenze psichiche comuni a tutti gli uomini: una che porta alla conoscenza per via diretta, e l’altra che ci induce ad attendere che lo Spirito Divino ci illumini. La prima costituisce la via rapida della Conoscenza, la via luciferina (se così si può dire); la seconda è quella lenta. La prima finisce sempre per distruggere la seconda. E’ un crimine che noi tutti abbiamo perpetrato contro noi stessi.


Da Jung ai faraoni
Il sistema più efficace per ricordare i sogni è quello di essere consapevoli, prima di addormentarci, che essi si presenteranno durante la notte e di ripeterci che vogliamo averne memoria al risveglio. Pronunciando a voce alta, o almeno in modo udibile, la frase “Io voglio, al risveglio, ricordarmi i sogni della notte”, produrremo una sorta di legame tra il Conscio e l’Inconscio. Così, secondo il parere di Jung e della maggioranza degli psicologi, le sinapsi (cioè le interconnessioni dei neuroni cerebrali) saranno in grado di imprimere i sogni nella nostra memoria.Un celebre egittologo ha tramandato fino ai nostri giorni l’invocazione che si soleva pronunciare nei templi dei faraoni per ricordare le visioni e i sogni notturni. Si tratta di una preghiera per concentrare e intensificare l’attività cerebrale. Eccone i punti essenziali:

O Dio Unico, Creatore dell’Universo!

Senza Te nulla esiste.

Fondamento di ogni forma di Vita,di ogni movimento.

Padre, Madre di tutti gli umani,vengo a Te per implorare il Tuo aiuto.

Permettimi di unire il mio pensiero

al pensiero degli spiriti superiori

affinché la Luce perpetua

illumini con la sua chiarezza la mia Coscienza.

Osanna! Gloria al Creatore!

E’ molto utile pronunciare questa preghiera, che risale all’epoca di Mosè, come pure invocare il proprio Angelo (che è un’energia intelligente, cosciente, sublime, al servizio dell’uomo) il quale, secondo l’intensità dell’intenzione (chiamata “kawana” dai Cabalisti), agirà per manifestarla.


... e se sogni un Angelo...
Se gli Angeli o altri esseri spirituali intervengono nei tuoi sogni è segno che il tuo Destino Superiore è in cammino, che ti stai muovendo veramente verso l’elevatezza mentale e spirituale e che sei sul punto di scoprire un mondo più luminoso, ricco di possibilità, di opportunità e di orizzonti più vasti. Significa anche che sei stato chiamato, e che dipende solo da te diventare eletto.

Angeli e Inconscio collettivo


Angeli come simbolo culturale


Qualcuno si potrebbe chiedere se gli angeli non siano solo il frutto dell’immaginazione collettiva. Non potrebbero essere, come asseriscono alcuni psichiatri, proiezioni di misteriosi ricordi arcaici che si sono trasmessi di generazione in generazione sotto forma di immagini archetipiche?Jung nella sua introduzione all’Uomo e i suoi simboli parla di un paziente, un teologo, che cominciò ad avere delle visioni. Egli disse a Jung in un primo tempo che la visione di Ezechiele non era niente altro che il terribile sintomo di una malattia e che quando Mosè e altri profeti udivano delle voci "divine", in realtà soffrivano di allucinazioni. Immaginate il panico che questo teologo deve aver provato quando qualcosa di simile accadde improvvisamente anche a lui.Noi siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che è difficilmente pensabile che possa accadere qualcosa che non possa essere spiegato secondo i criteri del senso comune. L’uomo primitivo, invece, davanti a uno shock come quello del teologo, non avrebbe avuto dubbi sulla propria sanità mentale, si sarebbe semplicemente rivolto ai suoi feticci, ai suoi spiriti, dèi o angeli. Sia Freud che Jung scoprirono elementi bizzarri ed esotici nei sogni dei loro pazienti che sembravano completamente slegati dalle esperienze personali dei sognatori. Freud chiamò questi elementi "residui" arcaici o forme mentali, la cui presenza non può essere spiegata con niente di confrontabile nell’esperienza quotidiana della vita individuale. Li vide come avanzi biologici della parte preistorica e inconscia della mente nell’umanità. Jung li definiva archetipi o immagini primordiali. L’archetipo, a suo modo di vedere, era la tendenza a costruire particolari modelli e forme interiori ricavati da immagini di carattere più generale. Egli pensava che fosse istintiva la tendenza a crearli. Recenti ricerche sul cervello sembrano confermare molte delle sue intuizioni.Jung ha diviso i simboli ai quali noi rispondiamo così irrazionalmente in "naturali" e "culturali". I simboli naturali sono derivati direttamente dal contenuto inconscio della psiche. I simboli culturali sono rappresentazioni collettive di alcune dei più duraturi e comuni archetipi che sono affiorati un numero di volte sufficiente a farli riconoscere come "verità eterne" da quelle società che li hanno adottati.Gli angeli possono essere un esempio perfetto di un simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita ancora un considerevole potere inconscio, perché mantiene molto del suo originale valore magico. Secondo la psicologia, tali archetipi continuano a evocare profondi carichi emotivi che sono spesso espressi come pregiudizi irrazionali e come irresistibili sentimenti contro ogni ragionevole evidenza.

Angeli Ribelli


La stessa natura angelica


Da un certo punto di vista angeli e demoni sono la medesima cosa, nel senso che hanno la stessa natura, la stessa origine e le stesse prerogative. Per il pensiero comune la loro differenza consiste nel fatto che i primi sono volti al bene e all’obbedienza nei confronti della Volontà Divina, mentre i secondi hanno scelto la via della ribellione e del male; per altre linee di pensiero, invece, questa differenza è solo apparente in quanto anche l'azione dei demoni deve sottostare alla Volontà di Dio e rientrare nel Progetto Divino.
In ogni caso, l’esistenza di angeli e demoni è connessa a quello che è il più drammatico problema non solo dell’uomo, ma dell’intero universo: il bene e il male. E’ soprattutto l’esistenza di tale elemento negativo, antagonista, distruttivo, rappresentato dal male e dal suo "perché" che ha assorbito e tormentato le riflessioni di pensatori, filosofi, mistici, religiosi, ma anche della gente comune. Questa sezione inizia con la lettura della Bibbia e termina con l’analisi di Jung: nel mezzo, le riflessioni di uomini che di fronte alle ombre e alle luci dell’esistenza cercano spiegazioni.

La caduta / 1. Nella Bibbia
Il filosofo Romano Guardini, ci introduce all’interpretazione biblica della caduta degli angeli:
Dal contesto della Rivelazione desumiamo che prima della creazione del mondo visibile vi sia stata una creazione del mondo puramente spirituale, cioè degli angeli. Quelli che furono allora creati, non sono soltanto forze o rapporti, ma esseri, persone dotate di intelligenza, libertà e responsabilità. Così anche nella loro esistenza vi è una scelta morale. Gli angeli furono messi alla prova, riguardo alla santa sovranità di Dio, che potevano o no riconoscere. Questa è stata la prima scelta fra il bene e il male. Per la prima volta fu fatta la volontà di Dio. Che questa volontà sia fatta è Regno di Dio; così ha avuto inizio il "Regno di Dio". Ma allo stesso tempo è iniziata anche l’opposizione alla volontà di Dio. Esseri dotati della massima forza della conoscenza, della volontà, della libertà e della capacità di responsabilità si sono ribellati contro il dominio di Dio. Perciò hanno scelto il male: sono divenuti esseri satanici. Di qui la loro caduta. Tutto il loro essere era in gioco. Gli angeli sono infatti puri spiriti e perciò semplici; in ciascuno dei loro atti si esprime la totalità del loro essere. Così fu già nel loro primo momento di vita, che fu perciò un momento di chiarissima consapevolezza, di tremenda libertà, di attuazione piena di sé, senza residui. Atto terribile, dal quale solo uscì l’Angelo vero e proprio – e il diavolo che è l’essere veramente perduto, il nemico di Dio e non soltanto "demone".
L’esistenza del male deriverebbe dunque dalla ribellione, consumatasi nella notte dei tempi, da parte di uno stuolo di angeli, che rifiutarono di obbedire a Dio e all’ordine cosmico da lui costruito. Il capo degli angeli ribelli è Lucifero, "il portatore di luce", "il figlio del mattino"; è anche denominato Satana. Di Lucifero parla, nell’Antico Testamento, il profeta Isaia (14, 12-15):
Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo". Invece t’han fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa!
Nella Bibbia vi sono cenni sparsi di questa ribellione: secondo il libro della Genesi, il male sarebbe preesistito all’uomo, giacché Adamo ed Eva vennero sedotti dal "tentatore" in forma di serpente. Lucifero, il primo, il più bello, il più splendente degli angeli creati da Dio, compì un atto di ribellione nei confronti del suo Creatore perché, sospinto dall’orgoglio e dalla gelosia, oltre che dalla superbia, volle sostituirsi a Lui, cioè volle diventare Dio. Altri angeli lo seguirono nella ribellione e tutti, dopo una tremenda battaglia celeste, furono sconfitti dagli angeli fedeli all’Onnipotente e quindi precipitati nell’inferno. Il Nuovo Testamento, nel libro dell’Apocalisse, fa un accenno, estremamente sintetico ma preciso, a questa battaglia (12, 7-9):
E vi fu battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati gli angeli suoi.
Lo stesso libro dell’Apocalisse, pochi versetti prima, nel rivelare le profezie sulla fine del mondo e sulla lotta conclusiva tra bene e male, sottolinea la grande potenza demoniaca quando afferma:
E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra.


SATANA
Con il nome di Satana (l’avversario, in ebraico) o di diavolo (il calunniatore, in greco) la Bibbia designa un essere personale, per sé invisibile, ma la cui azione od influsso si manifesta sia nell’attività di altri esseri (demoni o spiriti impuri), sia nella tentazione.
Il Vecchio Testamento non parla di Satana che molto raramente e sotto una forma che, salvaguardando la trascendenza del Dio unico, evita accuratamente tutto ciò che avrebbe potuto inclinare Israele verso un dualismo, al quale era anche troppo portato. Più che un avversario propriamente detto, Satana appare come uno degli angeli della corte di Jahve, che svolge nel tribunale celeste una funzione analoga a quella del pubblico accusatore, incaricato di far rispettare in terra la giustizia e i diritti di Dio. Tuttavia, sotto questo preteso servizio di Dio, si scorge già in Giobbe 1-3 una volontà ostile, se non a Dio stesso, almeno all’uomo e alla sua giustizia: egli non crede all’amore disinteressato; senza essere un "tentatore", si aspetta che Giobbe soccomba; segretamente lo desidera, e si capisce che ne gioirebbe. In Zaccaria 3, 1-5 l’accusatore si trasforma in vero avversario dei disegni d’amore di Dio circa Israele: affinché questi sia salvato, l’angelo di Jahve deve prima imporgli silenzio in nome stesso di Dio: Imperet tibi Dominus.
La Genesi, inoltre, non parla che del serpente: creatura di Dio "come tutte le altre", questo serpente è tuttavia dotato di una scienza e di un’abilità che superano quelle dell’uomo. Soprattutto, fin dall’inizio, esso è presentato come il nemico della natura umana. Invidioso della felicità dell’uomo, esso giunge ai suoi fini usando già le armi che gli saranno sempre proprie, astuzia e menzogna: "il più astuto di tutte le bestie selvatiche", "seduttore", "omicida e bugiardo fin dall’origine". A questo serpente la sapienza dà il suo vero nome: è il diavolo (Sap 2, 24).
Fin da questo primo episodio della sua storia, l’umanità vinta intravvede tuttavia che un giorno trionferà sul suo avversario. La vittoria dell’uomo su Satana, tale è di fatto lo scopo stesso della missine di Cristo, venuto "a ridurre alla impotenza colui che aveva il potere della morte, il diavolo" (Ebr 2, 14), "a distruggere le sue opere" (1 Gv 3, 8), in altre parole a sostituire il regno del Padre suo a quello di Satana (1 Cor 15, 24-28; Col 1, 13 s). I vangeli presentano quindi la sua vita pubblica come una lotta contro Satana. Essa incomincia con l’episodio della tentazione in cui, per la prima volta dopo la scena del paradiso, un uomo, rappresentante l’umanità, "figlio di Adamo", viene a trovarsi faccia a faccia con il diavolo. Si inasprisce con le liberazioni degli indemoniati, prova che "il Regno di Dio è giunto" e che quello di Satana ha avuto termine, nonché con le guarigioni di semplici malati. Continua pure, più dissimulata, nello scontro che oppone Cristo ai Giudei increduli, a questi veri "figli del diavolo" (Gv 8, 44). Raggiunge il suo parossismo nell’ora della passione. Coscientemente Luca la collega alla tentazione e Giovanni non vi sottolinea la funzione di Satana se non per proclamarne la sconfitta finale. Satana sembra condurre il gioco; ma in realtà "non ha su Cristo alcun potere": tutto è opera dell’amore e dell’obbedienza del Figlio. Nel momento preciso in cui si crede certo della vittoria, il "principe di questo mondo" è "gettato fuori" (Gv 12, 31); il dominio del mondo che una volta egli aveva osato offrire a Gesù (Lc 4, 6), appartiene ormai al Cristo morto e glorificato (Mt 28, 18).
Se la risurrezione di Cristo consacra la sconfitta di Satana, la lotta non terminerà, secondo Paolo, se non con l’ultimo atto della "storia della salvezza", nel "giorno del Signore", quando "il Figlio, dopo aver ridotto all’impotenza ogni principato ed ogni potestà e la morte stessa, consegnerà il regno al Padre suo, affinché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 24-28). Al termine della rivelazione, l’Apocalisse, specialmente a partire dal capitolo 12, offre come una sintesi dell’insegnamento biblico su questo avversario, contro il quale, dall’origine fino al termine della storia della salvezza, l’umanità deve combattere. Impotente dinanzi alla donna ed a colui che essa partorisce, Satana si è rivolto contro "il resto della sua discendenza"; ma l’apparente trionfo che gli procurano i portenti dell’anticristo terminerà con la vittoria definitiva dell’agnello e della Chiesa, sua sposa: assieme alla bestia e al falso profeta, assieme alla morte e all’Ade, assieme a tutti gli uomini che saranno stati vittime delle sue astuzie, Satana sarà gettato nel lago di zolfo ardente, il che è la seconda morte (Apoc 20, 10. 14 s).


DEMONI
Il volto dei demoni, esseri spirituali malefici, nella rivelazione si è illuminato solo lentamente. All’inizio, i testi biblici si sono serviti di taluni elementi desunti dalle credenze popolari, senza metterli ancora in rapporto con il mistero di Satana. Al termine, tutto ha preso un senso nella luce di Cristo, venuto quaggiù per liberare l’uomo da Satana e dai suoi subalterni.
Andando all’origine della credenza, l’Oriente antico dava un volto personale alle mille forze oscure, la cui presenza è sospettata dietro i mali che assalgono l’uomo. La religione babilonese aveva una demonologia complicata, e vi si praticavano numerosi esorcismi per liberare le persone, le cose, i luoghi stregati; questi riti essenzialmente magici costituivano una parte importante della medicina poiché ogni malattia era attribuita all’azione di uno spirito maligno.
Il Vecchio Testamento, ai suoi inizi, non nega l’esistenza e l’azione di esseri simili. Si serve del folclore che popola le rovine e i luoghi deserti di presenze fosche, mescolate alle bestie selvatiche: satiri villosi, Lilit, demone delle notti… Primitivamente, mali come la peste o la febbre sono considerati come flagelli di Dio, che li manda agli uomini colpevoli, come manda il suo spirito cattivo su Saul e l’angelo sterminatore sull’Egitto, su Gerusalemme o sull’esercito assiro (Es 12, 23; 2 Sam 24, 16; 2 Re 19, 35). Ma dopo l’esilio si attua più chiaramente la divisione tra il mondo angelico e il mondo diabolico. Il libro di Tobia sa che sono i demoni a tormentare l’uomo (Tob 6, 8) e che gli angeli hanno la missione di combatterli (Tob 8, 3). Tuttavia, per presentare il peggiore di essi, quello che uccide, l’autore non teme di ricorrere ancora al folclore persiano dandogli il nome di Asmodeo (Tob 3, 8; 6, 14).
Ora, per i pagani, era una tentazione costante quella di cercare di conciliarsi questi spiriti elementari rendendo loro un culto sacrificale, in una parola, di farne degli dei. Israele non era al riparo dalla tentazione. Abbandonando il suo creatore, si rivolgeva anch’esso agli "altri dei" (Deut 13, 3. 7. 14), in altre parole, ai demoni (Deut 32, 17), giungendo fino ad offrire loro sacrifici umani (Sal 106, 37). I traduttori greci della Bibbia hanno sistematizzato questa interpretazione demoniaca dell’idolatria, identificando formalmente gli dei pagani con i demoni (Sal 96, 5; Bar 4, 7), introducendoli perfino in contesti dove l’originale ebraico non ne parlava (Sal 91, 6; Is 13, 21; 65, 3). In tal modo il mondo dei demoni diventava un universo rivale di Dio.
Nel pensiero del tardo giudaismo questo mondo si organizza in modo più sistematico. I demoni sono considerati come angeli decaduti, complici di Satana e divenuti suoi ausiliari. Per evocare la loro caduta ora si ricorre all’immagine mitica della guerra degli astri (cfr. Is 14, 12) o al combattimento primordiale tra Jahve e le bestie che personificano il male; ora si riprende l’antica tradizione dei figli di Dio innamoratisi delle figlie degli uomini (Gen 6, 1 ss; cfr. 2 Piet 2, 4), ora li si rappresenta in ribellione sacrilega contro Dio (cfr. Is 14, 13 s; Ez 28, 2). In ogni modo, i demoni sono considerati come spiriti impuri, caratterizzati dall’orgoglio e dalla lussuria. Essi tormentano gli uomini e si sforzano di trascinarli al male. Per combatterli si ricorre agli esorcismi (Tob 6, 8; 8, 2 s; cfr. Mt 12, 27) che non sono più, come un tempo a Babilonia, di ordine magico, bensì di ordine deprecatorio: si spera in effetti che Dio reprimerà Satana ed i suoi alleati, se si fa appello alla potenza del suo nome (cfr. Zac 3, 2; Giuda 9). Si sa d’altronde che Michele ed i suoi eserciti celesti sono in lotta perpetua contro di essi e vengono in aiuto agli uomini (cfr. Dan 10, 13).
Nella prospettiva di questo duello tra due mondi, la cui posta è in definitiva la salvezza dell’uomo, si collocano la vita e l’azione di Gesù. Gesù affronta personalmente Satana e riporta su di lui la vittoria (Mt 4, 11; Gv 12, 31). Affronta pure gli spiriti maligni che hanno potere sull’umanità peccatrice, e li vince nel loro dominio. Tale è il senso di numerosi episodi in cui sono di scena gli indemoniati: quello della sinagoga di Cafarnao e quello di Gadara, la figlia della sirofenicia ed il ragazzo epilettico, l’indemoniato muto e Maria di Magdala. Per lo più, possessione diabolica e malattia sono mescolate; quindi ora si dice che Gesù guarisce gli indemoniati (Lc 6, 18; 7, 21) ed ora che scaccia i demoni (Mc 1, 34-39). Senza porre in dubbio i casi nettissimi di possessione (Mc 1, 23 s; 5, 6), bisogna tener conto dell’opinione del tempo, che attribuiva direttamente al demonio fenomeni che oggi rientrano nella psichiatria (Mc 9, 20 ss). Bisogna soprattutto ricordare che ogni malattia è un segno della potenza di Satana sugli uomini (cfr. Lc 13, 11).
Affrontando la malattia, Gesù affronta Satana; dando la guarigione, trionfa su Satana. Dinanzi all’autorità che Gesù manifesta nei confronti dei demoni, le folle sono stupefatte (Mt 12, 23; Lc 4, 35 ss). I suoi nemici l’accusano: "Egli scaccia i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni" (Mc 3, 22 par.); "non sarebbe per caso anch’egli posseduto dal demonio?" (Mc 3, 30; Gv 7, 20; 8, 48 s. 52; 10, 20 s). Ma Gesù dà la vera spiegazione: egli scaccia i demoni in virtù dello Spirito di Dio, e ciò prova che il regno di Dio è giunto fino agli uomini (Mt 12, 25-28 par.). Satana si credeva forte, ma è scacciato da uno più forte (Mt 12, 29 par.).
Ormai gli esorcismi si faranno quindi nel nome di Gesù (Mt 7, 22; Mc 9, 38 s). Mandando in missione i suoi discepoli, egli comunica loro il suo potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.). Di fatto essi constatano che i demoni sono loro soggetti: prova evidente della caduta di Satana (Lc 10, 17-20). Le liberazioni degli indemoniati ricompaiono negli Atti degli Apostoli (8, 7; 19, 11-17). Tuttavia il duello degli inviati di Gesù con i demoni vi assume pure altre forme: lotta contro la magia, le superstizioni e la credenza negli spiriti divinatori; contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare ed invitano gli uomini alla loro mensa; lotta contro la falsa sapienza e contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini; contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia. Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10).


INVIDIA - GELOSIA - ORGOGLIO - SUPERBIA
La modalità della "colpa" angelica, oltre che in un mancato riconoscimento della sovranità divina, è stata variamente identificata. C’è per esempio una lettura di tale colpa legata all’evento cristologico. Secondo S. Ignazio, vescovo di Antiochia, la caduta angelica è dovuta alla loro mancanza di fede nella missione redentrice di Cristo: "Angeli gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili e invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna". La ribellione degli angeli, sempre in chiave cristologica, è invece talora colta nel fatto che alcuni di essi non sopporterebbero l’imperscrutabile disegno che ha visto Dio-Padre amare a tal punto gli uomini da inviare suo Figlio a incarnarsi e a umiliarsi fino a morire in croce per la loro salvezza. Quest’amore straordinario per gli uomini è per molti la vera causa della ribellione: già Ireneo vedeva nella colpa di Satana un peccato d’invidia e di gelosia nei confronti dell’umanità. Per fondare una tale lettura ci si basava in particolare sul testo biblico di Sap 2, 24 dove appunto si parla di "invidia del diavolo" nei confronti dell’uomo, creato a immagine di Dio.
Per quanto riguarda invece la tesi che vedrebbe Satana e i demoni peccatori per orgoglio, essa presenta diverse e sottili sfumature. In particolare i pensatori cristiani si dividono circa le cause di un tale orgoglio anche se in termini generali concordano sul fatto che il primo Angelo, Lucifero, volesse diventare come Dio e che gli altri angeli lo abbiano in certo modo imitato. Lucifero, presuntuoso per la sua bellezza, avrebbe desiderato ciò che era al di sopra di lui e a cui non poteva pervenire. L’orgoglio l’avrebbe dunque spinto a provare un desiderio inammissibile e indebito di dignità, a desiderare ciò a cui sarebbe pervenuto solo in virtù della grazia divina. Un’ulteriore interpretazione del peccato d’orgoglio è quella che concepisce la colpa di Lucifero come il desiderio disordinato di un’unione ipostatica del Verbo di Dio con la sua natura angelica allo stesso modo di ciò che avviene nell’incarnazione, reputandola a lui assolutamente dovuta e ingiustamente rifiutata per essere assurdamente accordata alla natura umana. Comunque, in definitiva, questo peccato d’orgoglio, al di là delle diverse letture, è la malizia assoluta che rifiuta di fatto la piena trascendenza divina nell’ordine dei rapporti personali con Lui, nella pretesa, usando le parole di Isaia, di "farsi uguale all’Altissimo" (Is 14, 14).
Oltre che nell’orgoglio, il peccato degli angeli è stato tradizionalmente identificato in modo particolare nella superbia. Una vera e propria hybris, volendo Satana essere signore del creato come Dio. Quest’atto di superbia li ha in tal modo condotti ad una "non adesione" a Dio, ad una vera e propria separazione da Lui. Ma la superbia è determinata anche da un altro fatto: dalla pretesa di conoscere esclusivamente con i propri mezzi il mistero divino.
A causa dell’orgoglio e della superbia l’Angelo dunque apostatò da Dio, per cui verrà definito da Giustino e da Ireneo come "serpente apostata". Al di là di questo, c’è chi come Anselmo d’Aosta nel suo De casu diaboli cerca di cogliere più in profondità il senso ultimo di quella "colpa". Per Anselmo
Satana ha voluto qualche cosa che egli conosceva senza averla. Ora, egli conosceva Dio. In particolare, egli sapeva che Dio è totalmente autonomo e ha voluto a sua volta essere totalmente autonomo, come Dio: ha voluto agire "propria voluntate", senza riferimento al suo Creatore.
Nel peccato di Satana per Anselmo non c’è dunque né l’indignazione per la creazione di Adamo né il risentimento per l’incarnazione del Verbo. Il suo peccato è dovuto soltanto alla sua volontà di assoluta autonomia e non è la conseguenza della conoscenza di determinati eventi. E in una direzione analoga a quella di Anselmo si pone Tommaso d’Aquino quando sostiene che Satana per ottenere la beatitudine soprannaturale della piena visione di Dio non si è proteso verso Dio desiderando con gli angeli santi la sua perfezione finale per grazia, ma ha voluto ottenerla con le sue proprie forze naturali.

La caduta / 2. Negli Apocrifi
Nel Libro dei Vigilanti, che è una delle cinque opere che compongono Enoc Etiopico, la caduta degli angeli è descritta come la colpa derivante dalla loro unione sessuale con le figlie degli uomini da cui poi nacquero i giganti, esseri violenti e malvagi. Si tratterebbe quindi della conseguenza di una volontaria e libera rinuncia al loro stato da parte di angeli innamorati della donna. Enoc nel sostenere questa tesi riprende un passo della Genesi (6, 1-4) che allude ai titani, nati dall’unione tra donne mortali ed esseri celesti, tra "figlie degli uomini" e "figli di Dio". Se il giudaismo posteriore e molti tra i primi scrittori ecclesiastici hanno identificato gli angeli in questi "figli di Dio", a partire dal IV secolo, i Padri, sulla base di una concezione più spirituale degli angeli hanno per lo più interpretato i "figli di Dio" come la discendenza di Set e le "figlie degli uomini" come la discendenza di Caino. Del resto, già in un’altra delle opere contenute nel libro di Enoc, il Libro delle parabole, detto anche Enoc slavo, il peccato degli angeli non è più quello carnale, ma un peccato di "apostasia", poiché gli angeli non hanno ascoltato la voce e l’imperativo divini optando invece per la propria autonoma volontà in un atteggiamento interiore di opposizione e di disobbedienza. Si assiste quindi al passaggio in direzione di una dimensione di interiorizzazione e di spiritualizzazione del peccato degli angeli. E lo "scandalo" che l’uomo ha rappresentato per l’intera corte del Cielo ha lasciato evidenti tracce anche negli angeli fedeli, che non sono esenti ma anzi percorsi da un angoscioso dubbio di fronte alla "novitas dell’uomo", come appare ad esempio nell’Apocrifo Apocalisse di Paolo. Qui, la presenza dell’uomo tormenta quindi sia l’Angelo buono, messaggero e custode, sia l’Angelo Caduto.


La caduta / 3. Nel Corano
Sulla vicenda della ribellione degli angeli, l’islamismo offre una versione più "sentimentale" e "poetica". Satana, che il Corano chiama Iblis, si sarebbe ribellato a Dio per un eccesso di amore nei suoi confronti: quando Dio, dopo aver creato gli esseri umani, ordinò agli angeli di servirli, Iblis si rifiutò perché sentiva di non poter amare e servire altri che il suo Creatore. Per questa ribellione Dio lo cacciò. Nella VII sura del Corano si legge:
Eppure vi abbiamo creati, poi vi abbiamo formati, poi abbiamo detto agli angeli: "Prostratevi davanti ad Adamo!". E si prostrarono tutti eccetto Iblis, che fra i prostrati non fu. E disse Dio: "Che cosa ti ha impedito di prostrarti, quando te l’ho ordinato?". E quegli rispose: "Io sono migliore di lui: me tu creasti di fuoco e lui creasti di fango!". E Dio rispose: "Via di qui! Non ti è lecito fare il superbo! Fuori! Oramai tu sei un essere spregevole."
Rispetto alla tradizione, questa sura conferma che Iblis non si poneva in concorrenza con Dio, ma nondimeno manifestava la propria superbia nei confronti dell’uomo e il proprio spirito insubordinato.


La caduta / 4. Una scelta irreversibile
Così scrive Massimo Cacciari nel suo "Angelo necessario":
Tutti gli angeli sono creati nella grazia, ma la grazia non violenta la libera volontà. Alla mozione generale verso il Bene, propria di ogni creatura, subentra il momento dell’opzione, che Dio vuole inalienabile: come se Egli potesse regnare soltanto su una civitas di liberi voleri. Un bivio, un tremendo passo carraio si presenta, allora, sulla strada dell’Angelo, ed egli deve affrontarlo; non gli è concesso di rimanere nella naturale mozione d’amore verso il suo Fattore. Qui egli deve decidersi d’amare per poter amare totaliter alla fine. Il suo amore è soltanto in via finché non ha pronunciato questo pieno Sì. Ma la possibilità del Sì implica quella della negazione, cioè dell’affermazione di un amore non rivolto al suo proprio Principio.
L’angelologia ortodossa insiste, con segno pressoché univoco, sull’irreversibilità della decisione angelica. L’Angelo non potrebbe ravvedersi, poiché tutto ha visto con perfetta chiarezza… L’Angelo è altresì creato d’un sol colpo, perfettamente compos sui… e come la sua natura non conosce evoluzione, divenire, così la sua conoscenza non è costretta al faticoso itinerario dell’umana. Dio concede il tempo all’uomo, perché per sua natura diveniente, affinché possa ri-vedere le proprie scelte, ma costringe l’Angelo ad un solo, irreversibile aut-aut. Dopo quell’istante la figura dell’Angelo sembra decisa in eterno: decisa l’azione che l’Angelo caduto o demone dovrà compiere fino al Giudizio; decisa l’orbita degli Angeli "felici", del Coro celeste. Deciso il "rumore" infernale; decisa la polifonia paradisiaca.
Da quell’istante, la figura dell’Angelo non può più variare; gli Angeli cessano di potersi volgere, come invece continuano ad essere le altre creature. E al non potersi più pentire corrisponde simmetricamente, in Cielo, il non poter più essere sedotti. Il corso dell’Angelo diviene fermo e sicuro come quello delle stelle, certissimo come quell’argine che lo zodiaco forma intorno alla Terra abitata.


La caduta / 5. Il male assorbito dall'Uomo e da Dio


DA LAO TZE A BARTH
Jacob Bohme, mistico tedesco del Seicento, adombra l’esistenza di angeli buoni e angeli cattivi in dimensioni parallele e quindi la loro copresenza, di fronte agli uomini, nel mondo. Egli scrive nel suo Mysterium Magnum:
Dobbiamo perciò comprendere che gli angeli buoni e quelli malvagi abitano gli uni vicino agli altri e nondimeno esiste fra loro una distanza immensa. Infatti il paradiso è nell’inferno e l’inferno è in paradiso, e ciò nonostante l’uno non è manifesto all’altro; il diavolo, desideroso di entrare in paradiso, per raggiungerlo sarebbe disposto a percorrere milioni di miglia, e tuttavia vorrebbe rimanere all’inferno.
La persistenza, nell’universo, degli angeli delle tenebre, che avrebbero evidentemente potuto essere annichiliti fin dall’inizio e per sempre, va vista come espressione della volontà divina di usare il male come elemento dialettico e di stimolo per realizzare i propri disegni; quindi, in definitiva, per ottenere il bene.
Il senso di questo apparente paradosso può essere inteso se ci spostiamo in Oriente, dove Lao Tze, il più grande filosofo cinese, fondatore della scuola del Tao e autore del Tao Te King (il "Libro della Via e della Verità"), ci parla della sintesi degli opposti che governa l’universo. Secondo il filosofo si deve tendere all’esperienza dell’unificazione degli opposti, falsamente dicotomizzati dalla ragione ingannatrice, e quindi pervenire al graduale raggiungimento della chiarezza e dell’apertura a un equilibrio creativo. Le categorie che dominano l’universo sono due e rappresentano proprietà contrarie e immanenti: lo yin e lo yang. Si tratta di due energie primarie opposte: lo yin simboleggia il femminile, il tenebroso, l’umido, il negativo; lo yang simboleggia il maschile, il luminoso, il secco, il positivo. Se dal concetto di unità scendiamo al fenomeno della realtà presente, scorgiamo in essa un complesso contraddittorio di aspetti, che apparentemente si accavallano in maniera illogica e aspra. Se però siamo consapevoli del principio, non faticheremo a riconoscere, in questa pluralità, l’impronta di una sola realtà.
Questo pensiero è stato interpretato sotto un’ottica cristiana da Karl Barth, forse il più grande teologo protestante del nostro secolo. Il demoniaco è per Barth l’antitesi assoluta, il puro negativo, ciò che è stato escluso e rifiutato da Dio e affidato alla distruzione e che trascina lungo la storia della creazione il suo non-essere. Il diavolo è quindi l’effetto della volontà negativa o della ripugnanza di Dio verso la incompletezza delle creature, destinato a scomparire quando la creazione raggiungerà la perfezione e il compimento alla fine della storia, con l’avvento del Regno di Dio. Satana rappresenta dunque la non-perfezione, la non-realtà, è semplicemente la negatività dell’essere, del bene e del vero; è solo il "non ancora" della creazione in cammino verso il "già" dei cieli nuovi e della terra nuova di cui l’Apocalisse ci offre una splendida evocazione. Barth intende "recuperare" il male nel bene, riassorbendolo nell’amore divino che perdona e si riconcilia con ogni cosa. In termini logici, giudizio e condanna di Dio sono necessari proprio perché complementari alla Sua grazia e al Suo amore. Poiché Egli è giustizia, non può non condannare il reprobo, ma poi assume su se stesso l’espiazione di tale condanna nella persona di Cristo. Non esistono dunque due categorie di esseri, i "salvati" e i "dannati": Gesù riassume in sé l’amore e la giustizia di Dio.


DA ORIGENE A ORFF
Il pensiero di Barth ci riporta a Origene, nato ad Alessandria nel 185 d.C. Secondo la teologia origeniana, Dio, natura intelligibile, crea direttamente le sostanze spirituali, le "menti" che popolano il mondo intelligibile. Incorporee inizialmente, e dotate di libero arbitrio, esse sono decadute: hanno cioè abbandonato Dio, e con ciò, lasciato il sommo bene, si sono rivolte al male; esse si sono trasformate in "anime", si sono raffreddate e hanno rivestito un corpo, più o meno luminoso od opaco in ragione della minore o maggiore gravità del peccato. Così, all’uguaglianza primitiva delle nature intelligibili si è sostituita una gerarchia, una gradazione, che comprende gli Arcangeli, i Troni, le Dominazioni, le Potenze, i Cherubini, gli Angeli dei cieli inferiori, ecc.; quindi gli uomini, gli animali, le piante e, al fondo della scala, i demoni e il loro capo e istigatore, Satana. Con i corpi, fa la sua apparizione questo mondo visibile, il Cosmo. L’uomo è dunque un composto di anima e corpo: ma l’anima, spirito raffreddato, incorporea, è capace di rivolgersi, grazie alla sua libertà di "autodominio", verso il basso, cioè verso i corpi, o in alto, cioè verso il bene e, in ultimo grado, a Dio. Origene concepisce l’universo come messo in moto da una colpa iniziale e avviato verso la reintegrazione; la fine è uguale all’inizio… la redenzione è soprattutto educazione e illuminazione della mente, di cui tutti gli esseri razionali, non il solo uomo, sono capaci. Il processo è destinato a continuare fino alla reintegrazione definitiva, allorché Dio sarà tutto in tutti, contemplato e conosciuto direttamente. Il male è per Origene soltanto relativo e, considerato da un punto di vista superiore, certamente un bene; le sofferenze e i dolori fanno parte cioè del sistema pedagogico con cui si compie l’educazione delle nature ragionevoli. Perciò Origene nega l’eternità delle pene e ammette che ogni natura razionale possa risalire, di grado in grado, fino all’incorporeità definitiva. Alla fine dei tempi, Cristo consegnerà il Regno al Padre e Dio sarà tutto in tutti "in modo che tutta la natura corporea sarà ridotta in quella che è la migliore fra tutte, cioè la divina".
Tra il 1960 e il 1971, il compositore Carl Orff mette in musica il pensiero di Origene con l’opera De temporum fine comoedia ("La rappresentazione della fine dei tempi"). In particolare, riportiamo la descrizione dell’ultima scena:
La notte circonda la terra: gli ultimi uomini invocano la pietà di Dio mentre osservano atterriti l’occhio del buio fissarli dall’Ade. E sulla scena appare Lucifero, il "portatore di luce", l’arcangelo che allontanandosi da Dio a causa del suo orgoglio e della sua falsità, era diventato Satana, Mefistofele, il principe del male. La sua corazza e le sue vesti nere brillano; indossa un largo mantello e un elmo con l’effigie di un dragone; una maschera ricopre il volto. Sta con le braccia aperte, simili alle ali di un pipistrello. Lucifero confessa la sua colpa: "Pater peccavi, Padre ho peccato". Improvvisamente dall’alto un raggio di luce colpisce la maschera, facendola cadere e scoprendo un viso giovane e radioso. Un secondo raggio fa cadere il mantello e la corazza. Infine Lucifero è immerso interamente nella luce ed è di nuovo l’Arcangelo di una volta. Da lontano tuona il coro come la voce del mondo: "Io vengo a Te. Tu sei il Consolatore e l’ultimo Traguardo". Al crescere della luce, risponde un coro celestiale: "Ta panta nus – Tutto è Spirito".

SATANA: SIMBOLO O PERSONA?
L’interrogativo e lo scetticismo su Satana quale realtà personale hanno i loro antecedenti storici e culturali soprattutto nel contesto filosofico del razionalismo in età illuministica, quando appunto si tende a contestare la personificazione del male. Nessuno può ovviamente negare l’esistenza del male anche nei suoi tratti più terrificanti, ma la ragione stenta ad accettare un principio personale che stia all’origine del male e vada al di là dell’esperienza sensibile. Infatti Satana non cade sotto il dominio percettivo dei nostri sensi né può essere razionalmente dimostrato: il diavolo quindi come entità personale non può che essere liquidato. A. Graf, nella sua opera del 1889, Il Diavolo, parla così:
Il diavolo è morto, o sta per morire e morendo egli non rientrerà nel regno dei cieli, ma rientrerà e si dissolverà nell’umana fantasia, nella stessa matrice ond’è uscito. La civiltà ha debellato l’inferno e ci ha per sempre redenti dal diavolo.
Una tendenza che troverà una sua recezione anche nell’ambito del pensiero cristiano (soprattutto nella teologia liberale). In particolare F. Schleiermacher sostiene nella sua opera La fede cristiana, del 1821, che "la credenza nel diavolo non deve essere presentata come una condizione della fede in Dio o in Cristo".
Un altro duro colpo inferto alla concezione personale del diavolo verrà indubbiamente dall’area delle scienze psicologiche, in particolare le tesi di Freud e di Jung, che tendono a riportare tutto entro una conflittualità insita nella stessa persona umana. Non ha quindi senso alcuno spiegare il male morale con l’influsso di Satana e non esiste più una realtà oggettiva personale e malefica al di fuori dell’uomo come appare chiaramente da questo brano di Jung:
Un’altra figura, non meno importante e definita, è quella dell’Ombra che si manifesta, o proiettata su persone adeguate o variamente personificata, nei sogni. L’Ombra coincide con l’inconscio "personale" (corrispondente al concetto freudiano di inconscio). L’Ombra è stata spesso descritta dai poeti. Ricorderò il rapporto tra Faust e Mefistofele e gli Elisir del diavolo di Hoffman, per citare due descrizioni particolarmente tipiche. La figura dell’Ombra personifica tutto ciò che il soggetto non riconosce e che pur tuttavia, in maniera diretta o indiretta, instancabilmente lo perseguita: per esempio tratti del carattere poco apprezzabili o altre tendenze incompatibili.
Importante è che l’uomo accetti il suo elemento demonico, la sua "ombra". Tutto ciò non è privo di influenze sulla teologia contemporanea, se ad esempio un teologo tedesco, J. Werbick, sostiene che molte espressioni vanno "sdemonizzate" poiché gli esseri demoniaci sono semplici metafore di quelle forze mondane che attanagliano l’uomo e lo rendono schiavo.


Ta panta nus
Vogliamo ritornare al pensiero di Origene e riprenderlo qui, a conclusione, come sguardo ampio e libero dal tempo sul destino del mondo: il contrasto tra il male e il bene rappresenta nella nostra realtà uno strumento di crescita e di evoluzione; le scelte che accompagnano il nostro cammino e il nostro risveglio sono destinate ad essere sempre più scevre di errore e di ignoranza, al punto che la fine dei tempi riconsegnerà a Dio un mondo di luce e pertanto liberato dall’oscurità e dal male. "Ta panta nus", proclamerà Lucifero dopo la sua ammissione di colpa, ritornando ad essere l’Arcangelo più splendente alla corte di Dio.

mercoledì 18 aprile 2007

Angeli dei punti cardinali


I cardini dell'Universo

Zaccaria


L’angelo, in tutte le tradizioni, viene visto come il reggente, il governatore, colui che codifica e mantiene l’ordine delle cose che la Mente Creatrice gli ha affidato. I punti cardinali rappresentarono da sempre per l’uomo riferimenti precisi su cui basarsi. Il punto da cui il sole sorge e quello verso cui tramonta sono sempre stati, giustappunto, i "cardini" immutabili dell’universo. Nella mente dell’uomo di ogni epoca e di ogni culto, dunque, un Grande Essere ha sempre controllato il regolare corso dell’Universo, sistemando nei luoghi strategici altri Esseri suoi subalterni, che ne rendessero immutabili le regole.
Un preciso riferimento agli angeli dei punti cardinali ed ai colori ad essi abbinati, ci proviene dalla visione di Zaccaria. Il profeta veniva lungamente istruito dall’Angelo di Yahvè. L’angelo gli mostrava immagini, situazioni, luoghi o persone e gliene decifrava il significato."Quindi alzai di nuovo gli occhi e vidi, c’erano quattro carri che uscivano di fra i due monti. Al primo carro c’erano cavalli rossi; e al secondo carro cavalli neri. E al terzo carro c’erano cavalli bianchi, e al quarto carro, cavalli storni pezzati... L’Angelo mi disse. Questi sono i quattro spiriti dei cieli che escono dopo essere stati al loro posto dinanzi al Signore dell’intera Terra. In quanto ai cavalli neri, escono dal paese del Nord; in quanto a quelli bianchi devono uscire dietro al mare. In quanto a quelli storni devono uscire al paese del Sud".


Maya

Nella tradizione Maya, la Terra era quadrata e tutte le stelle vi giravano attorno, scantonando ad angolo retto. Con questa cosgomonia era molto semplice immaginare ai quattro angoli quattro divinità: i Bacabi. Erano molto simili ai nostri angeli; stazionavano ai punti cardinali assistiti dai Chaques, altri angeli di rango inferiore che controllavano gli elementi, i venti e la pioggia. Ogni Chaque aveva un colore diverso a seconda del suo dominio: il Chaque del Nord era di colore bianco, quello del Sud era giallo, quello dell’est rosso e quello dell’ovest nero.


Induismo

Schiere immense di angeli solcano gli affollati cieli dell’induismo. E’ questa una religione ricca di divinità, angeli, geni, eroi, creature immortali, animali divinizzati... Esistono i Deva, equivalenti dei nostri angeli, in tutti i livelli gerarchici, dai regni della materia a quelli superiori, e poi ci sono i Devarajas cioè Deva Reggente. Reggente dell’est è Dritarashtra, signore dell’elemento aria. Sono a lui sottomesse le grandi schiere dei Gandharva, gli eterni cantori degli Dei che indossano vesti candide. Ad Ovest troviamo Virupaksa, signore del fuoco, dominatore delle schiere dei Naga, divinità simili a serpenti, che hanno come colore simbolico il rosso. A Sud regna Virudaka, sottomesso a Varuna, il grande Dio delle acque. Le sue legioni indossano simbolicamente i colori azzurri ed hanno il nome di Kumbhandas. Il Devaraja del Nord è Kuvera, signore dell’elemento terra, ai suoi ordini ci sono le legioni degli Yakshas, vestiti dell’oro.


Gnosi

La tradizione gnostica più antica, in cui confluiscono le conoscenze delle culture precedenti, ma soprattutto quelle ebraiche e cristiane, affida la custodia dei quattro punti cardinali a quattro Arcangeli. Essi sono allo stesso tempo anche i "governatori dei quattro elementi". La tradizione affonda le sue radici in culti molto remoti, i nomi affidati a queste creature, riecheggiavano quelli di divinità straniere. Dopo l’avvento del cristianesimo, le cose presero una piega diversa, i nomi "sospetti" vennero Estromessi per non creare confusione nei catecumeni: la Chiesa, in ogni epoca, ha ferocemente perseguitato qualunque nome, culto o rituale che non sia stato preventivamente discusso ed approvato dai suoi maggiorenti. Forse per questo motivo, i nomi dei quattro angeli non ci sono pervenuti. Alcuni testi riportano i soliti nomi di Michael, Gabriel, Raphael ed Uriel; altri testi indicano invece nomi la cui radice fonetica è completamente diversa da quelle tradizionali ebraiche. In ogni caso, la tradizione gnostica ci ha riportato i compiti e le funzioni dei quattro angeli dei punti cardinali.


L’Angelo del Nord

E’ il reggente dell’elemento Aria, governatore dei venti e della neve. Ha una candida veste e si libra silenzioso sulle immense distese polari, ma anche sulle calde zone desertiche. Il suo Sé non è legato alla temperatura fisica, ma alla vibrazione di pace e serenità che gli giunge dai luoghi. Custodisce le grandi superfici disabitate e rifugge i luoghi affollati ed il rumore. Per questa sua caratteristica è anche definito l’Angelo del Silenzio o il Custode della Pace. Questo suo essere solitario non lo rende indifferente al genere umano, anzi, lo affianca svolgendo un ruolo molto importante. E’ il custode dei desideri e delle speranze degli uomini, ma anche dei loro segreti. E’ l’Angelo consolatore di chi ha perso una persona cara, può intervenire nei pensieri e nei sogni di chi soffre, portandovi sollievo. Interviene per placare l’ansia, per spegnere il fuoco del rancore e, con la stessa dolcezza, per domare la furia degli elementi quando si scatenano nelle tempeste. Ama l’offerta di incenso e di petali di fiori bianchi. Protegge sia i luoghi geografici che gli uomini dai pericoli dovuti al gelo, alla neve e agli uragani. Va ricordato che, all’interno della furia degli elementi, si scatenano i deva oscuri. Così come gli angeli di luce hanno il compito di proteggere, guidare, custodire ciò che è stato loro affidato, allo stesso modo i deva opposti, quelli oscuri, hanno il compito di distruggere, confondere, spezzare gli equilibri... L’Angelo del Nord è il dominatore dell’elemento Aria e corrisponde al segno dell’Acquario. La tradizione astrologica occulta lo abbina al pianeta Urano.


L'Angelo del Sud

Angelo solare, con una splendente veste del colore della fiamma, è il reggente della luce, del fuoco, del calore. E’ l’angelo della comunicazione, della parola, è colui che suscita gioia e amore nel cuore degli umani. Probabilmente è anche il responsabile di tanti "colpi di fulmine", poiché suscita la fiamma dell’innamoramento, della simpatia, ma anche della compassione e della solidarietà. In quanto "portatore di fiamma" porta anche la scintilla della vita al mondo animale e vegetale. E’ colui che distribuisce il prana, quindi la vitalità, l’energia fisica, il dono della guarigione. E’ il custode delle azioni dell’uomo, delle decisioni attive, del movimento dinamico, del coraggio, ma anche del benessere materiale. La sua presenza dissolve le nebbie grigie dell’odio, della tristezza, della disperazione. Riesce ad infondere ottimismo nelle persone scoraggiate ed a guidare i deboli verso la capacità di lottare. Protegge dai pericoli che provengono dal Fuoco, poiché è il Signore di questo elemento. La sua lotta contro i deva di segno contrario è volta a mantenere l’equilibrio tra il fuoco che dà la vita e quello che divora e distrugge. La sua energia è il fuoco germinante della creazione, ed a lui che è affidata la crescita di tutte le cose viventi nei quattro Regni della Natura.


L'Angelo dell’Ovest

E’ l’angelo legato all’elemento Terra. Regna sulle stagioni, sui frutti e sul lavoro dell’uomo. Oggi lo chiameremmo, a ragione, l’Angelo dell’Ecologia. Il suo colore è il verde brillante delle foglie primaverili o delle tenere distese erbose. Per la sua posizione è anche chiamato "la sentinella della Notte" o il "guerriero dell’Ovest". Nella tradizione occulta, accoglie fra le sue mani il disco solare al tramonto, lo custodisce dagli attacchi delle Tenebre nel corso della notte e lo riconsegna al mattino al suo grande compagno, l’Angelo dell’Est. Una funzione molto simile la ritroviamo nella mitologia Egizia, in cui il disco solare Ra s’imbarca ogni notte nella galleria sotterranea in cui scorre il fiume Amenti. Lungo la traversata dovrà lottare contro il drago Apep che vuole divorarlo affinché le tenebre regnino sulla Terra. E’ l’angelo che accoglie le anime di coloro che muoiono dal tramonto all’alba e le conduce verso la Luce, perché il buio non le confonda. Custodisce la crescita spirituale degli uomini, rafforzando in essi la consapevolezza e la determinazione. La sua protezione tiene lontani i deva maligni e le forze oscure, dissipa gli incubi notturni, soprattutto dei bambini. Gradisce l’offerta di fiori, di frutta e dei loro delicati profumi. Difende cose e persone dai pericoli che provengono dalla terra e dai suoi movimenti: frane, terremoti...


L'Angelo dell’Est

E’ un angelo dalla vasta aura turchina, reggente dell’elemento Acqua, da quella simbolica che rappresenta il futuro da rivelare, a quella reale degli oceani. E’ colui che vela le visioni ed i sogni notturni per evitare che siano troppo chiari e che, interpretati in anticipo, compromettano il regolare svolgimento del Piano. E’ anche denominato "la sentinella dell’Aurora", perché simbolicamente ogni mattina accoglie fra le sue mani il disco solare che emerge dalla notte e lo accompagna nel suo percorso lungo l’arco del cielo. Ed è proprio al primo bagliore del sole che quest’angelo si rende talora visibile ai mortali, in quell’arcano momento fra l’ultima ombra della notte e la prima luce del mattino. E’ il governatore dell’inconscio e del profondo, signore dell’intuizione e della precognizione. Sorveglia la realizzazione spirituale e materiale del cammino umano. Proprio per questo suo compito di accompagnare il cammino "dalle tenebre alla luce", quest’angelo è ritenuto il custode del futuro dell’uomo. Conosce lo svolgersi degli eventi e li rende comprensibili poco per volta, mentre accompagna il cammino dell’evoluzione. Ama l’offerta di acqua limpida in coppe di cristallo. La sua protezione guiderà gli uomini che a lui si affidano nell’effettuare le scelte giuste. Armonizza i piani materiali di vita quotidiana con il Grande Piano. Allontana i pericoli che giungono all’imprevisto, dalla distrazione, dalla follia e naturalmente dall’acqua che è il suo elemento.

Angeli & Astri


Angeli e Astri



1. Astri animati
Fin dall’antichità, l’uomo, volgendo gli occhi al cielo, osservava il ciclo regolare degli astri e stabiliva su di essi la misura del tempo e il calendario. I corpi luminosi della volta celeste gli suggerivano soprattutto che il mondo è governato dalla legge del "ritorno eterno" e che, dall’alto, essi impongono alle cose della Terra certi ritmi sacri che sfuggono al suo controllo e alla sua comprensione. La luna, i pianeti e le stelle rappresentavano ai suoi occhi manifestazioni di potenze soprannaturali ed egli, per assicurarsene il favore, rendeva loro spontaneamente un culto. L’uomo assegnò così dei nomi e distinse nel cielo le costellazioni, riconoscendo in esse figure enigmatiche e simboliche.Le speculazioni sull’Universo di Platone e Aristotele contribuirono all’idea che stelle e pianeti fossero esseri animati e creature intelligenti. Arrivando ai Padri della Chiesa, la concezione degli "astri animati" venne scartata da San Tommaso, ma Sant’Agostino e San Gregorio dichiararono che "i corpi celesti si possono considerare mossi da creature spirituali che si chiamano Angeli o Intelligenze, o Intelletti separati".



2. I Sette Reggitori del Mondo
Il legame fra Angeli e pianeti rimase nel culto della Chiesa, anche se con alterne fortune. Anticamente venivano venerati sette grandi Angeli identificati quasi sempre con i sette pianeti e denominati in diversi modi: "Sette Occhi del Signore", "Sette Troni", "Sette Luci Ardenti", "Sette Reggitori del Mondo".Fu l’Arcangelo Raffaele che parlò di sette Angeli nel rivelare la sua vera identità a Tobia. Raffaele gli si era presentato con l’aspetto di un comune mortale, dicendo di chiamarsi Azaria, figlio di Anania. Al momento di congedarsi così si rivelò al giovane:Io sono Raffaele, uno dei Sette Angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore (Tb 12, 15).L’Angelo non rivelò altri nomi ma in scritture non cristiane incontriamo i nomi dell’Angelo Azariel (aiuto di Dio) e Ananael (grazia di Dio).



3. Nomi "canonici" e nomi "occulti"
I Sette Angeli possedevano nomi occulti (che non potevano essere pronunciati) e nomi "canonici", con cui venivano menzionati nei Messali.I nomi consentiti e i loro attributi sono i seguenti:

Mikael: "Quis ut Deus", il Pari a Dio

Gabriel: la Forza (o la Potenza) di Dio

Raphael: la Virtù Divina

Uriel: "Lux et Ignis", la Luce e il Fuoco di Dio

Scaltiel: la Parola di Dio

Jehudiel: la Gloria di DioBarchiel: la Beatitudine di Dio
Per quanto concerne i nomi "occulti" è possibile risalire a diverse tradizioni. Secondo i Cabalisti, i sette Dominatori planetari sono:Uriel, Raphael, Raguel, Michael, Suriel, Gabriel, Yerachiel.


Un’altra fonte proviene inoltre dai testi dei Sabei di Harran, una setta religiosa in cui confluirono i culti assiro-babilonesi, gli influssi della Grecia classica e infine il filone stoico-ermetico. Questi i nomi degli Spiriti planetari secondo i Sabei:

Isbal: Angelo di Saturno

Rufiyael: Angelo di Giove

Rubyael: Angelo di Marte

Sams: Angelo del Sole

Bitael: Angelo di Venere

Haraquiel: Angelo di Mercurio

Syliael: Angelo della Luna


E ancora, nella Magia Evocativa incontriamo i nomi degli Spiriti Planetari corrispondenti ai corpi celesti:

Michael: Sole

Gabriel: Luna

Samael: Marte

Raphael: Mercurio

Sachiel: Giove

Anael: Venere

Cassiel: Saturno



4. I Papi e i Sette Angeli
I nomi dei sette Angeli rimasero nei Messali per secoli; furono approvati anche dal famoso domenicano Padre Gastaldi, spietato inquisitore. Egli scrisse nel suo libro "De Angelis" che la venerazione dei Sette Spiriti nell’ambito della Chiesa Cattolica era sempre stata legittima in tutti i tempi e che era necessaria per il sostegno morale e la fede dei figli della Chiesa.A Roma, nel 1561, dopo ripetute apparizioni e pressanti richieste degli stessi Angeli, papa Paolo IV decise di far costruire una chiesa in loro onore. Convocò dunque in Vaticano Michelangelo, accettò il suo splendido progetto, e in tre anni il "tempio dei Sette Angeli" fu consacrato e aperto al culto. Circa cento anni dopo, però, i nomi che ornavano l’affresco sull’altare maggiore furono fatti cancellare all’improvviso per ordine del cardinale Albizio. E poco tempo dopo gli stessi nomi scomparvero dai messali in uso per il "Vespro dei Sette".Nel 1825 papa Leone XII ripristinò il servizio religioso in loro onore. Inoltre, quando papa Pio V concesse alla Spagna di celebrare questo "servizio divino", i Gesuiti ne furono particolarmente felici, perché attribuirono all’aiuto prodigioso ricevuto da questi Angeli il loro successo nell’evangelizzazione delle Filippine.Paolo V scrisse nella sua Bolla:Non si potrebbe mai esaltare troppo questi Sette Rettori del mondo, rappresentati dai sette pianeti… E’ stato di consolazione e di buon augurio per questo secolo che, con la Grazia di Dio, il culto di queste sette luci ardenti, di queste sette stelle, sta riguadagnando il suo lustro nella repubblica cristiana.


Energie cosmiche
Dopo questa introduzione di carattere storico, incontriamo dunque le interpretazioni che sono state date al legame tra Angeli e Astri.Le prime parole sono del cabalista e angelologo Haziel.
Le Energie Cosmiche (sia Zodiacali sia Astrali) sono delle attività che trovano esplicazione costante tramite gli Angeli. Attraverso la posizione astronomica dei Pianeti, dei Segni, delle Costellazioni e delle Stelle, l’Astrologia è in grado di indicarci le energie che possono esercitare dall’esterno un’influenza sull’individuo. Ciò nondimeno gli Angeli, che gestiscono tali energie cosmiche, agiscono concretamente, e in forma costante, muovendo dal nostro interno.Per un altro verso, l’Astrologia ci presenta delle energie "impersonali", delle correnti di energia cieca, mentre per l’Angelologia gli Angeli, che gestiscono queste energie cosmiche, sono Forze "personalizzate", benevole, con le quali dialogare è molto facile.Tali energie vengono da noi ricevute come "impulsi" a tre livelli: fisico, emotivo e mentale. Tuttavia, ogni persona riceverà solamente gli impulsi corrispondenti alla propria sensibilità; in altri termini, gli impulsi che corrispondono al suo grado di evoluzione. Di qui, l’estrema importanza che riveste la Preghiera, giacché essa attira gli impulsi Cosmici da noi desiderati: quelli, cioè, che noi sollecitiamo. Per il tramite della Preghiera, questi impulsi sollecitati in termini concreti penetrano in noi e danno luogo all’interno di noi stessi ad una Dimora nella quale il nostro Angelo Custode ha agio d’installarsi coi suoi "collaboratori". Pur conservando "il suo grado e la sua dignità", in qualità di Angelo Custode, egli è anche membro operante dell’insieme di uno Shevet. Questo termine, che in ebraico significa "tribù", è di fatto un gruppo di 6 Angeli che elargisce le energie di un Segno zodiacale agli esseri umani che ne fanno parte.
Dunque gli Angeli dispensano i loro potenziali principalmente attraverso flussi energetici emanati dalle Costellazioni (dai Segni) dello Zodiaco.



1. L'Energia segue il Pensiero
I 4 brani seguenti: da "Gli Angeli nella vita sociale umana" di V.B. Anglada
Allo stesso modo in cui la luce del sole affluisce sulla Terra, in virtù di un atto di Decisione solare, le energie delle Costellazioni Zodiacali vengono trasportate dalle grandi Decisioni Cosmiche, generate negli occulti ed indescrivibili centri mistici dove ha origine la vita che anima le Costellazioni. Infatti possiamo affermare che le correnti di energia astrologica sono "atti di Volontà", di Amore o di Intelligenza generati dai potentissimi ed incomprensibili Logoi (supreme Entità psicologiche esotericamente denominate Logoi cosmici, Logoi solari e Logoi planetari) che utilizzano quelle Costellazioni come Corpi di Manifestazione.(…) A ciascun stato di coscienza umana corrisponde una corrente di energia devica, quindi la sensibilità angelica e la sua capacità di creare correnti di energia elettrica attorno al campo magnetico umano (la sua aura eterica) devono corrispondere necessariamente alle attitudini mentali, emozionali e fisiche degli esseri umani. Così l’analogia tra Angelo e Uomo può offrirci una visione molto oggettiva di ciò che si potrebbe scientificamente denominare "correnti astrologiche", poiché si riferiscono agli astri, ai Sistemi solari ed alle stesse Costellazioni che in mutua interdipendenza costituiscono una Galassia. Possiamo affermare che ogni Costellazione, vista nel suo insieme, non è altro che il Corpo oggettivo di una Individualità Psicologica a carattere cosmico, la cui Coscienza esprimendo determinate qualità si manifesta come un movimento nello Spazio, mediante il quale sono "invocate potentissime Entità Angeliche" che convertono quel movimento in energia e lo trasportano attraverso l’etere alle più lontane regioni del Cosmo assoluto.Il principio ermetico secondo cui "l’energia segue il pensiero" può essere qui interamente applicato. Il Grande Iniziato Ermete Trismegisto chiamò queste potentissime Entità Angeliche "i Governatori del Mondo", concretizzando l’attività di Quelle che più assiduamente ed in modo particolare prendono contatto con il nostro pianeta Terra.


2. I Governatori del Mondo
Analizzando la definizione biblica dei "Sette Spiriti davanti al Trono del Signore" (il Logos Solare) riferendosi ai Sette Logoi Planetari, Signori di Raggio, Reggenti dei Sette pianeti sacri del nostro Universo, cioè Vulcano, Mercurio, Venere, Giove, Saturno, Urano e Nettuno, possiamo dedurre che si fa anche un diretto riferimento ai Sette splendenti Arcangeli relazionati molto intimamente con la vita mistica dei sette Logoi planetari. Tali Entità Angeliche potrebbero essere descritte analogicamente in questo modo, secondo la loro intima relazione con il pianeta sacro dal quale emanano o dal quale estraggono le loro energie:
Raziel: Vulcano
Michele: Mercurio
Haniel: Venere
Zadquiel: Giove
Zapquiel: Saturno
Gabriele: Urano
Camael: Nettuno


3. Scienza di comunicazione tra Angeli e Uomini
Le gerarchie angeliche che operano oltre l’anello invalicabile del Sistema solare personificano le energie che provengono dalle Dodici Costellazioni Zodiacali; queste costituiscono il nostro cielo siderale e, attraverso i grandi Angeli planetari, convergono nella vita evolutiva del pianeta attraverso le forze occulte che governano il complesso molecolare degli elementi chimici della Natura, ossia gli elementali costruttori dell’aria, del fuoco, dell’acqua e della terra, chiamati esotericamente silfidi, salamandre, ondine e gnomi.Definendo l’Astrologia come Scienza di Comunicazione o di relazione tra Angeli e Uomini, teniamo conto del mistico significato del contatto spirituale esistente "da sempre" per decisioni della stessa Divinità. Il significato dell’assioma esoterico "l’Energia segue il Pensiero" può essere ugualmente utilizzato nella locuzione "correnti di energia ambientale" o quando, estendendo enormemente il significato occulto della stessa, facciamo uso della frase "correnti di vita astrologica".In entrambi i casi si esprime un’identica idea di Compartecipazione, sia fra Entità Logoiche e poderosi Arcangeli o fra entità umane ed Angeli familiari. L’unica cosa che dobbiamo segnalare riguarda l’abissale distanza, misurata in termini di evoluzione, che separa un Arcangelo, che tesse gli avvenimenti che costituiscono il destino creatore di un Logos (Signore di un Universo, di una Costellazione o di una Galassia), da quel Deva familiare che, utilizzando i materiali che gli somministra la vita spirituale ed occulta di un essere umano, crea gli avvenimenti ambientali che configurano e modellano il suo destino.


4. Il numero 12
Quando parliamo di Astrologia come di una via naturale di comunicazione tra Angeli ed uomini, in virtù delle energie degli astri, non facciamo altro che concretizzare il processo in termini facilmente comprensibili per la mente intellettuale. Utilizzando la chiave di analogia, ci sarà utile considerare la relazione che esiste tra:
a. Le Dodici Costellazioni dello Zodiaco (I Dodici Mahadeva o Arcangeli)
b. I Dodici Pianeti Sacri
c. Le Dodici Lune del Pianeta Giove
d. Le Dodici Caste di Israele
e. Le Dodici Porte della Città Celeste (Shamballa)
f. Le Dodici Fatiche di Ercole (personificazione dell’Iniziato)
g. I Dodici Apostoli (I Dodici Angeli Planetari)
h. I Dodici Petali Sacri del Cuore (Chakra)
i. I Dodici Mesi dell’Anno
Gli Angeli, a partire dai Dodici Mahadeva delle Costellazioni dello Zodiaco che presiedono il nostro cielo siderale, sono presenti come "energie personificate" in tutte le analogie precedentemente descritte.Sebbene attualmente i pianeti sacri siano soltanto sette (come abbiamo visto in precedenza) è necessario considerare che esistono altri tre pianeti "non sacri": la Terra, Marte e Plutone. A questi se ne dovranno aggiungere altri due non ancora scoperti ma che già iniziano a sorgere dall’etere, totalizzando quindi dodici pianeti in rapporto a ciascuna delle dodici Costellazioni. Questi saranno sacri alla fine del nostro sistema solare, quando il nostro Logos avrà raggiunto la perfezione dell’Archetipo solare che corrisponde all’attuale Universo.


I Nomi secondo la Tradizione Cabalistica e Astrologica
Giuditta Dembech riporta un’elencazione in cui ha fatto affluire tradizioni molto diverse, un misto di astrologia, teologia e pensiero esoterico. Gli Angeli vi compaiono con ruoli di Dominatori planetari, molto simili a quelli dei Pianeti intesi nel senso classico dell’astrologia o della mitologia.L’autrice inoltre sottolinea l’excursus particolare della mitologia greca ed evidenzia la differenza tra i vari Angeli assegnati ai Pianeti rispetto agli dei dell’Olimpo. Questa l'elencazione nella ricerca della Dembech.

Michael
Rappresenta il Sole nel suo pieno dominio, lungo l’arco splendente del suo percorso. Sul piano umano, l’Arcangelo Michael aiuta il raggiungimento del successo, l’affermazione e facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. La tradizione lo vede assimilato a tutto quanto concerne la Potenza nei suoi aspetti positivi. E’ invocato nelle formule per la protezione dai sortilegi e dalle opere di magia nera.Come Angelo Solare domina la costellazione del Leone ma, essendo anche Signore dell’elemento Fuoco, estende la sua protezione alla triade zodiacale di Ariete, Leone e Sagittario.

Raphael
Associato a Mercurio dalla tradizione cabalistica, è l’Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina: nelle raffigurazioni più antiche, egli tiene in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti. Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Questo il significato occulto: la verga rappresenta la spina dorsale dell’uomo; i due serpenti sono Ida e Pingala (per l’Induismo); il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è Kundalini, nel coccige, la sede dell’energia vitale. Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto ma non si toccano.Raphael è il dominatore della costellazione zodiacale della Vergine. Secondo l’astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio e sotto questo segno abbiamo i migliori custodi della salute: infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici. Inoltre, Raphael appartiene all’Elemento Terra e come tale domina anche la triade di segni che ad essa appartengono: Toro, Vergine e Capricorno.L’influenza di Raphael è fortissima anche nella costellazione dei Gemelli, dominati da Mercurio. In questo segno stimola le facoltà intellettive, poiché i Gemelli sono poco propensi al sacrificio e allo spirito di servizio attivo che è invece molto sviluppato nella Vergine.

Gabriel
L’astrologia esoterica vede l’Arcangelo collegato alla sfera lunare e all’elemento Acqua del Cancro. E’ l’acqua della gestazione, in cui si sviluppa il germe divino che s’incarnerà in ogni embrione umano. Naturalmente è un’acqua simbolica, che non appartiene alla dimensione fisica ma ai piani astrali superiori. E’ l’acqua attraverso cui si intravede il futuro, l’elemento che fa giungere alla mente umana l’intuizione. E’ la precognizione che porta al colpo di genio e alla scoperta scientifica o alla creazione del capolavoro d’arte. Da Gabriel promanano le sconfinate schiere degli Angeli Custodi, i pazienti aiutanti del genere umano: creature che aiutano l’evoluzione della nostra specie ma che, a loro volta, si evolvono attraverso noi.Dominatore dell’Elemento Acqua, Gabriel estende la sua influenza su Cancro, Pesci e Scorpione.

Anael
E' l’Arcangelo legato alla sfera di Venere. E’ colui che ha in custodia tutto quanto esiste di bello e di armonioso. E’ l’ispiratore degli artisti, colui che fa risuonare alle orecchie degli uomini più sensibili l’armonia delle sfere perché venga riscritta sotto forma di musica da ascoltare attraverso gli strumenti del pianeta Terra. L’influenza che l’Arcangelo venusiano esercita attraverso i suoi Angeli sarà sempre maggiore nel corso degli anni e risveglierà nel cuore degli uomini il sentimento di benevolenza. Lo scopo sarà quello di raggiungere l’amore cosmico, che è ancora molto lontano dalla sfera della comprensione umana.Anael, appartenendo alla sfera di Venere, domina la costellazione zodiacale della Bilancia e del Toro, ma influenza positivamente l’Acquario e i Gemelli.

Khamael
E' l’Arcangelo dominatore del pianeta Marte. Per i suoi attributi di guerriero in altri testi cabalistici questo ruolo viene assegnato talvolta a Michael. Altri testi modificano ancora lievemente il suo nome in Camael o Samael.Khamael nella tradizione più rigorosa viene definito "la Mano Destra di Dio", o anche "l’Angelo Punitore", in quanto è colui che amministra la Giustizia Divina, inflessibile nel suo compito. E’ l’osservatore imparziale delle opere dell’uomo, definito il "Signore del Karma". Da lui promanano le schiere di Esseri che "tengono i registri" annotando lo stato del karma per stabilire quali saranno le prove da riproporre agli umani nelle incarnazioni future. La tradizione astrologica gli attribuisce tutte le doti tipiche di Marte: la forza, la combattività, il coraggio, la decisione. Sono gli stessi attributi che gli antichi riconoscevano alla divinità venerata col nome Marte… ma il Marte dei greci non era certamente l’Arcangelo dominatore del pianeta. Fu la veggenza pura dei mortali a far loro comprendere quali erano le caratteristiche dell’Arcangelo; in seguito le riversarono sul "loro" Marte.E’ il dominatore del segno dell’Ariete.

Sachiel
E' uno degli Arcangeli egoisticamente più invocati dall’antichità ai nostri giorni. Rappresenta l’opulenza, la maestà, la ricchezza, il benessere fisico, il prestigio, il denaro. Sachiel, l’Arcangelo dominatore del pianeta Giove, governatore del segno del Sagittario, non disdegna di aiutare gli umani nel raggiungimento del benessere ma svolge il suo ministero entro i limiti in cui il karma individuale gli permette di intervenire. Nessuno, se non il diretto interessato, con la sua volontà e superando le prove che incontrerà sul suo cammino, potrà modificare il proprio karma.Sachiel e i suoi Angeli sono gli attenti dispensatori dell’energia-denaro poiché il denaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale. La sua circolazione deve avvenire in modo equilibrato, come per tutti i fluidi all’interno del corpo umano, senza ristagni, senza carenze e senza emorragie.

Cassiel
E' il dominatore della sfera di Saturno, colui che ha già realizzato il suo piano evolutivo in un’epoca lontanissima, l’antica età dell’Oro o Era Saturnina, di cui gli umani non conservano il ricordo. Dal suo pianeta freddo e (teoricamente) lontano, Cassiel segue con occhio amorevole gli anziani, coloro che come lui hanno portato avanti il loro compito ed assistono da spettatori, e non più da guerrieri, allo svolgersi degli eventi.Sempre sotto al dominio di Cassiel, denominato anche "Angelo del Silenzio", troviamo tutto quanto è nel sottosuolo: cioè tutto il regno minerale che silenziosamente e in tempi lunghissimi si evolve nella lunga ed incessante marcia "dalle tenebre alla Luce", che del resto è condivisa anche da tutti gli altri regni, compreso quello umano.Cassiel regge la costellazione del Capricorno, ma ispira lo spirito amorevole della Vergine.

Uriel
L’abbinamento di Uriel con Urano nella tradizione astrologica è abbastanza recente, poiché anticamente si pensava che i pianeti fossero soltanto sette. E’ l’Arcangelo reggente della costellazione dell’Acquario, segno estroverso e rivoluzionario, destinato ad influenzare l’umanità futura. Uriel ben si addice al governo della magia, dell’astrologia e dell’elettronica, tipicamente acquariane. Uriel ha inoltre il controllo sulle forze magiche che presiedono ai bruschi ed imprevisti cambiamenti, non soltanto nel destino dei singoli individui, ma a livello planetario. L’Era Nuova, o Età dell’Acquario, è controllata nel suo rapido susseguirsi di eventi da questo grande Angelo che ha ancora un immenso compito da svolgere nei confronti dell’Umanità.

Asariel
Questo grande Angelo, governatore della sfera di Nettuno, era ben noto agli antichi che gli affidarono il dominio degli oceani. Il culto di Nettuno (protettore dei naviganti) fu mantenuto in vita ancora molto avanti, quando ormai il cristianesimo aveva esteso largamente la sua influenza. Oltre alle distese marine, alle coste e ai naviganti per mare, Asariel estende il suo dominio su coloro che hanno il dono della veggenza, sugli "oracoli".Asariel, come Nettuno, governa la costellazione dei Pesci.

Azrael
Anche colui che oggi ci è noto come Azrael e a cui è stato assegnato il dominio del "giovane" Plutone, è sempre stato una divinità ben nota gli antichi. La sua funzione principale infatti fu (ma lo è tuttora e lo sarà in futuro) quella di accompagnare nell’aldilà lo spirito dei trapassati. Così l’Arcangelo fu venerato come Anubi, il custode delle porte oscure del regno dei morti; e fu Caronte, il traghettatore delle anime dal mondo materiale a quello invisibile.Ma Azrael è molto di più. Dalle sue mani nasce il "fiume Lete", l’acqua che dà al trapassato l’oblio sulla vita appena trascorsa e gli permette di riposare in pace. Lui apre all’uomo le porte del Devachan, un luogo di serena beatitudine, in attesa di tornare a reincarnarsi con un compito nuovo, in un nuovo corpo e con una memoria libera di ricordi. E’ dunque ad Azrael che fanno capo le legioni di "aiutatori invisibili" che si pongono accanto alle persone in punto di morte, che le attendono per facilitarne il trapasso e che ne guideranno con dolcezza i primi passi nella dimensione nuova in cui stanno per giungere.Azrael sviluppa la capacità di sondare il mistero, la ricerca delle leggi inesplorate della natura: una ricerca metafisica, non strumentale, di laboratorio.E’ l’Arcangelo protettore degli occultisti, intesi non come i mercenari dell’occulto ma viceversa simili agli antichi alchimisti.Azrael, definito l’Arcangelo del Mistero, domina la costellazione dello Scorpione.